Teorema Tour completa la brand collection di Volonline
Donne al potere: cos’hanno in comune Meloni, Santanchè e Jelinic
24.11.2022 - Il popolo che nomina una donna, che nomina una donna, che nomina un’altra donna. Chapeau. Non è mai successo, nell’Italia gerontocratica e maschilista che conosciamo. Eppure è andata così. Il 25 settembre 2022 le elezioni politiche consegnano la presidenza del Consiglio a Giorgia Meloni; la quale il 21 ottobre nomina Daniela Santanchè Ministro del Turismo; la quale a sua volta, il 16 novembre, annuncia la nomina di Ivana Jelinic come amministratore delegato di Enit. Tutto in meno di due mesi. Le donne - ma questo si sa - corrono. Questo NON è un post politico. Perché il sottoscritto non scrive di politica, ma di donne in grado di rompere il monopolio maschile sì. Quindi vediamo cos’hanno in comune Giorgia Meloni, Daniela Santanchè e Ivana Jelinic: 1. Sono nate in contesti non privilegiati - In primo luogo, non sono “la figlia di...”, né “la moglie di...” e tantomeno “l’amante di...”. Cioè, non occupano quelle posizioni grazie a “gentili concessioni” maschili. Meloni rivendica con orgoglio la provenienza dalla Garbatella, quartiere popolare di Roma, dove è cresciuta senza il padre. Santanchè è nata Garnero, figlia di un piccolo imprenditore cuneese, due fratelli e genitori particolarmente burberi e severi. Jelinic è cresciuta e vive in Umbria, il cognome tradisce le origini croate. Nessuna di loro è ricca di famiglia. 2. Hanno fatto la gavetta, quanto e più degli uomini - Meloni cresce in un quartiere di sinistra, dove frequenta un istituto professionale (conseguirà la maturità linguistica), ma a 15 anni aderisce al Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, e inizia la sua militanza politica. Fa un po’ di lavoretti, per mantenersi, compreso quello di baby-sitter (anche per la figlia della compagna di Fiorello). Santanchè, dopo il liceo si trasferisce a Torino, contro il volere dei genitori, consegue la laurea in Scienze Politiche, si sposa giovanissima col chirurgo plastico Paolo Santanchè: lavora con lui, poi nel 1995 si separa ed entra in politica, nelle file di Alleanza Nazionale. Fa l’imprenditrice, ma finisce nelle rubriche di gossip per l’amicizia con il vicino di casa (è di Verzuolo, CN) Flavio Briatore e la relazione col giornalista Alessandro Sallusti. Per Jelinic valgono le parole che pronunciò a giugno 2018, dopo essere stata eletta presidente Fiavet: “Questo risultato è frutto di un grande lavoro di squadra. Non è stato facile: sono giovane, sono donna in un mondo molto maschile e provengo da una piccola regione”. 3. Hanno preso il posto di uomini, e sconfitto uomini che avrebbero voluto essere al loro posto - Meloni è la prima presidente del Consiglio donna, in Italia, il fatto è stranoto: è succeduta a Mario Draghi, che aveva preso il posto di Giuseppe Conte, che era stato preceduto da Paolo Gentiloni, e prima da Matteo Renzi: basta così, tanto i 30 (!) presidenti del Consiglio che si sono succeduti dal 1946 a oggi sono tutti maschi. Santanchè si è insediata al posto di Massimo Garavaglia, ma quando il turismo non aveva ancora un ministero, a comandare erano i ministri della Cultura (e una volta pure dell’Agricoltura): anche lì, tutti uomini, a eccezione della berlusconiana Vittoria Brambilla. Jelinic in Enit ha sostituito una donna, la professoressa Roberta Garibaldi, la quale però è durata un anno scarso e che comunque aveva un uomo, Giuseppe Albeggiani, come predecessore. Chi avrebbe voluto essere al loro posto? Di Meloni, l’attuale vicepresidente del Consiglio. Di Santanchè, il suo predecessore, leghista come un altro che ci sperava (quello del turismo insieme all’agricoltura, di cui sopra). Di Jelinic, i corridoi dei ministeri romani sono talmente affollati di maschietti rampanti che il neo-ministro aveva solo l’imbarazzo della scelta. 4. Prediligono il basso profilo, ora che occupano posizioni di potere - “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana!“ (Meloni, comizio in piazza San Giovanni, Roma, ottobre 2019). “Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy italiana, soy cristiana: no me lo pueden quitar!” (Meloni, palco di Vox, Madrid, ottobre 2021). Sono proclami talmente popolari, della Meloni all’opposizione, che ne hanno fatto rap e remix. Su Wikipedia i “Procedimenti giudiziari e controversie” della Santanchè occupano 13 righe di testo. Di Jelinic si narrano arrabbiature epiche, non accessibili al pubblico, infarcite di colorite espressioni umbre. Ma oggi, ognuna delle tre al posto di comando, prevale il profilo basso. Discreto, istituzionale, posato. Anche in questo switch, le donne sono più brave dei maschietti.
Turchese, Marcelletti, Teorema Vacanze e (forse) anche Condor: seconda vita a t.o. storici
Ha iniziato Nicolaus con I Viaggi del Turchese, rilevato da TUI a luglio 2020, semplificato in Turchese e affidato alla cura del PM Emmer Guerra, che sta per affrontare la prima vera stagione.
Risale invece a dicembre 2021 l’acquisizione del brand Marcelletti da parte di Idee per Viaggiare. Il tour operator romano, guidato per anni da Guido Chiaranda, riconosciuto leader del top di gamma in Centro e Sud America, aveva cessato l’attività nel dicembre 2019. Danilo Curzi, CEO di Idee per Viaggiare, aveva prima inserito in organico cinque PM provenienti da Marcelletti, poi ne aveva acquisito il brand. Oggi dispone di un cospicuo portafoglio prodotti in un’area “vergine” per il suo t.o.
Recentissima invece, aprile 2022, l’acquisizione del brand Teorema (che al posto del suffisso “tour” ha preso quello di “vacanze”) da parte di Volonline: lo storico tour operator milanese, fondato nel 1980 da Vittoriano Scotti, aveva vissuto il suo apice alla fine del secolo scorso, poi trascinato nel baratro dalla vicenda Todomondo nel 2010. L’operazione condotta da Luigi Deli, patron del Gruppo Volonline, nasce su basi solide, perché è dal 2016 che - sotto la cura del resp. booking e operativo Luca Frolino e del cmo Luca Adami - vengono proposti pacchetti a data fissa, il cui fatturato - 8 milioni di euro - contribuirà al decollo “guidato” di Teorema Vacanze.
Infine, l’annuncio è del maggio corrente: Beppe Pellegrino, appena nominato direttore generale di Settemari (lo era già di Uvet Hotel Company), annuncia che “in futuro non escluso potremmo affiancare un altro brand più ‘generalista’, magari sfruttando il nostro marchio Condor”. Forza e coraggio.
La vendita diretta di Veratour ammonta al 3% del totale ricavi
“Al momento secondo quanto risulta a TTG Italia la vendita diretta di Veratour ammonta al 3% del totale ricavi. Un perimetro che deve allargarsi. Stefano Pompili, direttore generale di Veratour, vuole giocare l’ennesima partita nel campo della distribuzione e si affida ancora una volta al gruppo Verastore. Ha spiegato infatti che, a fronte di una ripresa chiara del comparto, è necessario alzare ancora una volta la posta sul fronte Verastore, le agenzie fidelizzate che dovranno superare il 70% delle vendite totali della società. Una decisione che arriva in una stagione segnata dall’apertura delle vendite al canale web, con mugugni di una parte della distribuzione. A questi Veratour ha sempre dato il giusto peso, chiarendo che si tratta di un esperimento effettuato nella massima trasparenza con garanzia del parity rate".
Da “Turista fai da te? No Alpitour?! Ahi ahi ahi” a “Io in un villaggio? Mai”
Più di trent’anni dopo, la campagna di comunicazione 2022 di Alpitour punta ancora a superare stereotipi e preconcetti sul turismo organizzato, grazie al claim “Io in un villaggio? Mai” attorno a cui ruota la creatività firmata da Tbwa\Italia, scelta dopo gara. Impegnativa la produzione dello spot, curata da The Family con regia di Martin Romanella, oltre 50 professionisti volati sul Mar Rosso per le riprese. Rilevante l’investimento complessivo (per creatività, produzione e acquisto spazi): circa 4 milioni di euro, con pianificazione di Wavemaker in tv, stampa, social e dooh (digital out of home), oltre a una quota digital in programmatic (clicca qui per sapere cosa significa). Dopo la riorganizzazione della divisione tour operating in tre “pillar” il t.o. guidato da Pier Ezhaya ribadisce la filosofia che lo caratterizza, appunto, da sempre: innovazione salvaguardando la tradizione. Anche sui media: all’epoca solo TV, oggi anche social, dooh e programmatic.
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