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L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

musk dorsey bezos qCos’hanno in comune Twitter, Netflix e Amazon Kindle? Sono tre servizi basati su tecnologia digitale, diffusi in tutto il mondo, creati da tre tech-companies USA, dei quali si è parlato molto, recentemente. Possiamo trarne qualche lezione per il settore turistico? Ci provo.

 

1. Elon Musk si compra Twitter per 44 miliardi di dollari

“Voglio rendere Twitter migliore che mai, migliorando il prodotto con nuove funzionalità (si riferisce al delicato tasto ‘edit tweet’ - ndr), rendendo gli algoritmi open source per aumentare la fiducia, sconfiggendo gli spam bot e autenticando tutti gli esseri umani” scrive Elon Musk nell’ultimo comunicato stampa che ha preceduto l’accettazione, da parte del board di Twitter Inc., dell’offerta di acquisto da 44 miliardi di dollari del fondatore di Tesla e Space X. Cosa Musk voglia fare del servizio di microblogging più diffuso al mondo lo scopriremo solo vivendo, ma l’intento di “authenticating all humans” insospettisce (“Ehi, Mr Tesla, siamo 8 miliardi su questa Terra, Twitter conta ‘more than 330 million monthly active users’, ce n’è di lavoro da fare”).

 

1a lezione: quando le cose si mettono male, non è detto che poi non possano aggiustarsi

Il percorso di Twitter, dalla fondazione nel 2006, è stato molto accidentato, citiamo solo alcuni passaggi: Twitter Inc. ha chiuso bilanci in perdita per anni (a centinaia di milioni, dal 2013 al 2017), ha dovuto più volte inventarsi qualcosa per agganciare nuovi utenti (l’estensione a 280 caratteri, dagli originali 140, risale al 2017) e il fondatore Jack Dorsey è entrato e uscito dal board più volte, dicendone di tutti i colori (twittando, ovviamente). Ma l’idea di fondo è talmente buona e il potenziale tuttora inesplorato (dixit Musk) che Twitter ha fatto bene a resistere. Anche Expedia (fondata da Bill Gates e poi venduta) all’inizio puntava a numeri che avrebbe raggiunto solo molti anni (e molti bilanci in perdita) dopo.

 

2. Netflix chiude il primo trimestre in negativo, dopo 10 anni di crescita esplosiva

Netflix ha appena dichiarato di aver perso 200.000 abbonati nel primo trimestre 2022 e che stima di perderne 2 milioni (compresi i 700.000 russi “bannati” a seguito del conflitto in Ucraina) nel corso dell’anno. Sono tanti o sono pochi? Tanti, se consideriamo che nel primo trimestre 2012 i “first users” della piattaforma streaming erano 24 milioni. Pochi, pochissimi se consideriamo gli abbonati a oggi, 221 milioni in tutto il mondo. Una crescita di poco meno del 1000% in un decennio, numeri da Google o Facebook. Tre i motivi che determinano queste fosche (si fa per dire) previsioni: a) la password di accesso al sistema è condivisa da molti (casa, ufficio, casa al mare, parenti, amici) e Netflix stima che se l’uso della piattaforma fosse limitato al titolare dell’abbonamento, ci sarebbero 100 milioni di potenziali nuovi clienti (che oggi “scroccano” il servizio); b) la concorrenza, che prima non c’era e oggi si chiama Disney Plus, Apple TV, Amazon Prime, da noi pure TIM Vision e Sky; c) gli investimenti per la produzione di serie (“Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare, da noi) o di film candidati all’Oscar (l’americano “Don’t look up” del 2021, per dire).

 

2a lezione: crescere tanto non vuol dire crescere per sempre

Se Netflix (come minaccia da qualche tempo) limitasse gli accessi e solo un 20% degli “scrocconi” si iscrivesse al servizio, sarebbero 20 milioni di nuovi utenti in un batter d’occhio. Le prospettive di crescita di Netflix sono quindi molto ampie. Lo sono anche quelle di Expedia e Booking.com, che a tutti gli effetti sono “i Netflix del digitale”? Pare proprio di sì, perché anche loro hanno problemi di concorrenza e di costi (Google, in primis) ma la platea alla quale si rivolgono è sconfinata.

 

3. Amazon Kindle non ha sfondato, e non sfonderà

La quota di mercato che gli e-book detengono oggi è pari al 15%, quindi i cari vecchi libri cartacei dominano ancora con l’85% dei libri venduti nel mondo. Amazon Kindle, il più diffuso lettore di libri elettronici, prodotto e commercializzato da Amazon nel 2009, è arrivato all’undicesima generazione, il Paperwhite 5 Signature Edition offre un’esperienza di lettura molto simile a un libro di carta e un Kindle si trova ormai a 100 dollari o poco più: ma certo non è il prodotto di punta di Amazon. Chi preconizzava la fine dei libri tradizionali ha clamorosamente sbagliato: anche negli USA, dove si colloca la maggior parte dei lettori di e-book (il 20% dei lettori totali), mentre i tedeschi - i più grandi lettori di libri al mondo - sono fortemente legati a brossure e rilegature. Perché gli e-book non hanno sfondato? Semplicemente, perché l’esperienza di lettura con l’e-reader non è paragonabile - e non lo sarà mai, almeno nei prossimi anni - a quella di un libro di carta.

 

3a lezione: accettare che un modello di business funzioni meno bene del previsto, e accontentarsi

Scommetto che Amazon (che - ricordo, tanti lo dimenticano - nacque nel 1994 come libreria on line) aveva scommesso che l’Amazon Kindle avrebbe fatto ai libri quello che iPod e iTunes hanno fatto alla musica. Invece no, perché certe idee possono funzionare alla grande e altre - molto simili - al contrario. Expedia, Booking e le OLTA hanno fatto sfracelli negli alberghi e nei voli (più nei primi che nei secondi), ma non riescono a vendere pacchetti turistici, ovvero quelli che combinano appunto pernottamenti e trasporti, e molte altre cose. Oggi MSC e Veratour, Costa e Alpitour continuano a vendere sui canali tradizionali, ma dispongono tutte di un canale on line: non è da lì che pensano di fare numeri spropositati, negli anni a venire. E neanche le OLTA investono più di tanto, nella vendita dei cari vecchi IT.