CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

amazon go q“Il flop dei negozi senza cassa. Ma è solo una battuta d’arresto” è l’icastico titolo di un pezzo di ItaliaOggi del 24 marzo 2026, che riassumiamo così. I negozi “Shop and Go” hanno rappresentato un modello di vendita innovativo e totalmente automatizzato, grazie all’AI, che avrebbe dovuto rivoluzionare la grande distribuzione. Insegne come Aldi e Amazon (il negozio Amazon Go è descritto in questo studio dell’Harvard Business School) hanno interrotto i test dopo aver riscontrato costi gestionali e infrastrutturali enormi (sensori e AI), difficili da ammortizzare in un settore dai margini ridotti. La principale criticità risiede proprio nella difficoltà di far pagare i prodotti acquistati senza passare dalla cassa tradizionale (negozi “just walk out”), ma tramite sensori e codici a barre. Ciò a causa di tre fattori essenziali:

disagio del cliente: l'obbligo di scaricare app dedicate scoraggia l'ingresso, mentre l'assenza di uno scontrino immediato genera incertezza e sfiducia

falso automatismo: è emersa la necessità di un massiccio intervento umano “dietro le quinte” per monitorare i processi e assistere gli utenti smarriti

- esperienza d'acquisto mutilata: non poter controllare il conto finale toglie una fase essenziale della customer experience, lasciando l'utente a disagio.

Però “nonostante la battuta d'arresto, il modello resta futuribile, ma dovrà essere ricalibrato sulla reale sensibilità dei consumatori” afferma ItaliaOggi. Il “just walk out” è applicabile nelle agenzie di viaggi, che peraltro non vendono prodotti, ma servizi? In un certo senso sì, perché quando i robot umanoidi avranno diffusione planetaria, qualche titolare di agenzia di viaggi proverà a metterne uno al posto del banconista... Cominciamo a rileggere “I, robot” di Isaac Asimov, per cominciare.

 

copertina libro qChi l’avrebbe detto che Michele Rombaldoni, titolare della software house pesarese Datagest e “macchina da guerra dell’incoming”  sapesse scrivere così bene e addirittura pubblicasse un saggio dall’incoraggiante titolo “Ah! Se potessi avere 10 anni in meno - Manuale pratico di longevità”. Lo abbiamo letto e apprezzato, ma per non essere di parte abbiamo chiesto a Gemini di leggere tutte le recensioni online e riassumerle così:

“Giudizio complessivo: Il libro è un’opera estremamente concreta che rifugge dai classici toni motivazionali per offrire un’esperienza reale di rinascita fisica e mentale. I lettori apprezzano l'approccio onesto dell'autore, che non promette miracoli ma condivide esperimenti pratici su respiro, energia e gestione dello stress. È considerato una guida preziosa per chiunque voglia rifiutare il declino legato all'età, trasformando il desiderio di ‘avere 10 anni in meno’ in una strategia d'azione quotidiana per allungare la parte attiva della propria vita. Un testo lucido, utile e molto ispirante”

Su Amazon in formato Kindle a € 7,99, vale l’investimento.

 

tui group qE’ una vera e propria rivoluzione quella avviata dai vertici di TUI, il colosso turistico tedesco, a far data 1° maggio 2026. Escono di scena il CEO TUI Markets & Airline David Schelp e il CEO Holiday Experiences Peter Krueger, le cui funzioni vengono assunte da Marco Ciomperlik, per il quale viene appositamente creato il ruolo di COO.

Il nuovo modello di business trasforma il gruppo con sede ad Hanover in una piattaforma globale integrata: superata la vecchia divisione per mercati, il fulcro diventa l’integrazione verticale. Tutte le attività (tour operator, crociere, hotel e voli) confluiscono sotto un’unica direzione per massimizzare le sinergie e ridurre i costi tramite digitale e AI. Il CEO Sebastian Ebel, saldamente al comando, assume il controllo di joint venture e sviluppo strategico, puntando su prodotti esclusivi come TUI Blue. L'obiettivo è un ecosistema digitale agile e redditizio, meno dipendente dal mercato europeo.

Sulla Borsa di Francoforte, TUI AG mostra segnali di ripresa: sebbene lontano dai massimi pre-Covid (rettificati a circa €28), il titolo è risalito dai €9 di inizio gennaio 2026 agli attuali €10,40, confermando la fiducia dei mercati nella nuova visione globale.

 

fico qgreen pea qSiamo sempre stati sensibili al fascino di Oscar Farinetti da Alba, per due motivi essenziali: perché è il classico entrepreneur in senso anglosassone, ovvero colui che crea impresa dal nulla (fondata nel 2004, Eataly è stata una magnifica intuizione) e perché dentro i primi negozi di Eataly ci piazzò un’attività turistico-gastronomica, denominata Eatinerary (nel frattempo però Eataly è stata venduta a Investindustrial di Andrea Bonomi ed Eatinerary è durata poco).

Nel 2026, il tocco da Re Mida del 72enne Farinetti pare scomparso, a giudicare dall’articolo “Farinetti tenta di riposizionarsi sul mercato” pubblicato il 16 aprile 2026 da ItaliaOggi, che riassumiamo così.

Ad andare in crisi è il modello “retail esperienziale” applicato con successo in Eataly (in termini di apprezzamento del mercato, non di risultati economici) che invece si è rivelato inapplicabile nelle sue due più recenti declinazioni:

- il flop di FICO di Bologna (inaugurato in pompa magna nel 2017) peraltro nell’ultima versione Grand Tour Italia è attribuito a una formula ibrida (metà parco a tema, metà mercato) che non ha mai trovato un'identità chiara: troppo costoso per la spesa quotidiana e poco attrattivo come destinazione turistica ricorrente, accumulando decine di milioni di perdite;

- per Green Pea a Torino, l’eco-centro commerciale dedicato al consumo sostenibile e inaugurato a fine 2020, il problema principale è stato il paradosso del “lusso etico”: prodotti dai prezzi elitari in un momento di contrazione dei consumi e un format che i clienti hanno percepito più come una "narrazione" che come un'effettiva necessità d'acquisto.

In entrambi i casi, l'errore strategico è stato l'eccesso di retorica rispetto alla realtà del mercato: costi di gestione enormi a fronte di una bassa redditività, che ha portato alla riconversione di Green Pea in uffici e spazi per eventi, e all’ennesimo downsizing di FICO ribattezzato Grand Tour Italia, ma gestito ormai da una ventina di dipendenti (erano 100 fino a poco fa).

 

varadero qEra una delle più attraenti destinazioni del continente americano, basti ricordare che Varadero è da anni presenza fissa nella top 10 delle “Migliori spiagge del mondo” di TripAdvisor. La situazione attuale è drammatica, intristisce leggere l’articolo del New York Times pubblicato il 2 aprile 2026  e intitolato: “Trump non sta prendendo Cuba. La sta semplicemente facendo morire di fame”.

Ovvio che il turismo, una delle maggiori risorse dell’isola caraibica, stia saltando per aria. Lo testimonia anche Stefano Pompili, co-CEO di Veratour, per il quale l'abbandono di Cuba è dettato dal progressivo degrado delle infrastrutture e dei servizi: la cronica mancanza di investimenti, unita alle difficoltà nel reperimento di materie prime e ai frequenti blackout energetici, ha reso impossibile garantire gli standard qualitativi richiesti dai turisti. Il legame del t.o. romano con la destinazione è sempre stato fortissimo: “Abbiamo iniziato a Cuba nel 1992. Siamo stati forse il primo o il secondo t.o. italiano ad aprire laggiù e ce l’abbiamo nel cuore. Per anni abbiamo avuto due resort a Cayo Largo e Varadero, per noi andarcene è veramente un dolore".