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CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI...

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

whatsup 306 15dec q1Comunicare, nel nostro settore, è difficile. Sia perché ci occupiamo di un prodotto astratto (le vacanze non sono una Tesla, della quale puoi magnificare le prestazioni e la visione), sia perché viaggiare è considerato ancora un “di più”, un qualcosa di cui si può fare a meno (non a caso, siamo il comparto più devastato dalla pandemia). Tuttavia, una compagnia aerea o una destinazione, un tour operator o una OLTA non possono smettere di comunicare, in attesa di tempi migliori: soprattutto quando si rivolgono al trade, e quindi al consumatore finale. Pena l’oblio, quando tutto sarà finito e finalmente agenzie e clienti torneranno in auge. Almeno così la pensano in molti.

Ma comunicare in tempi di crisi è ancora più difficile, se non impossibile. Faccio solo qualche esempio. Le associazioni di categoria stanno coraggiosamente combattendo una battaglia impari, da dieci mesi a questa parte, ma oggi “i vari dirigenti delle associazioni sembrano ormai sfiniti: offesi, mortificati e arrabbiati” come osserva il TTG on line, che aggiunge “La bozza del Recovery Plan non lascia spazi di ottimismo al comparto turistico”. Anche Luca Patanè, presidente di Confturismo ed FTO, ci va giù duro: "Un lockdown lungo dieci mesi". Punto.

Dal pessimismo cosmico all’ottimismo più sfrenato, perché chi diavolo avrebbe il coraggio di lanciare una nuova compagnia aerea, di questi tempi?! Eppure c’è, come Ego Airways dimostra, con tanto di accoppiata charter + linea. E chi diavolo avrebbe il coraggio di assumere personale, di questi tempi?! Eppure c’è pure questo, la seconda generazione del t.o. palermitano Aeroviaggi, capitanata da Marcello Mangia, che annuncia: “Abbiamo avviato un’importante campagna di recruiting del personale scommettendo sulla prossima stagione” oltre a prevedere una “stagione 2021 positiva”.

A metà tra il pessimismo cosmico e l’ottimismo da Italia del boom anni ’60 (la rinascita dopo il conflitto bellico) si collocano Michele Serra e Danilo Curzi: il presidente di Quality Group parte male, ma si riprende subito: “(A primavera) metà dei tour operator potrebbero saltare, ma non pensiamoci. Il settore ha mostrato una capacità di resistenza superiore alle aspettative”. Il patron di Idee per Viaggiare, invece, dopo aver tranquillizzato il mercato (“Niente villaggi italiani nel futuro di Idee per Viaggiare, questo è certo”) conclude filosofico “Dove trovo ancora la voglia di ripartire? Non ho mai pensato di passare la mano. È la mia vita e non so fare altro”.

Infine, c’è anche chi si barcamena (non a caso chi vende... barche, perché il tira e molla di MSC e Costa Crociere“si parte, non si parte, si riparte”, è esemplare); chi si limita allo stretto indispensabile (“Soffriamo, ma teniamo duro” ad aprile, poi silenzio) e infine chi non dice una parola che sia una dal 21 febbraio scorso (paziente “zero” a Codogno).

Chi ha ragione? Chi fa la cosa giusta? Semplicemente, non lo so. Ma se l’attivismo di Massimo Diana, direttore commerciale di OTA Viaggi, che "in questi mesi sta lottando come tutti" (per me un pochino più, degli altri...) produrrà un cliente in aggiunta, nei suoi villaggi estivi, allora avrà avuto ragione lui.

P.S. quando tutto sarà finito, nel 2022/23, e capiterà di cercare il tour operator x o la compagnia aerea y, su Google, e i primi risultati che verranno fuori saranno "siamo offesi e arrabbiati" "siamo sotto del 90% rispetto allo scorso anno" "non sappiamo quanto di noi sopravviveranno", ecco, non sarà un bell'incentivo per chi deve prenotare un pacchetto o un volo (la memoria in rete non sparisce).

 

whatsup 305 1dec q1Non sono nativo digitale e mi piace fare la spesa nei negozi. Amazon in Italia è arrivata esattamente dieci anni fa e io all'inizio ci compravo solo libri e dischi. Poi qualcosa è cambiato: dai 9 ordini del 2017, sono passato ai 19 del 2018, quindi ai 29 del 2019, ma è nulla in confronto a quelli di quest’anno (e non è ancora finito): 76. La maggior parte di essi sono acquisti che - prima - avrei fatto solo in negozio; domani, quando ci abitueremo al “new normal”, non credo che in quei negozi ci tornerò più.

“Nel 2019 meno del 40% degli italiani ha fatto shopping on line, rispetto al 79% della Germania e all’89% della Gran Bretagna (dati Eurostat); l’e-commerce in Italia valeva soltanto l’8% degli acquisti complessivi” recita un informato articolo del New York Times di fine ottobre 2020 “Tutto è cambiato con la pandemia. Secondo Ipsos il 75% degli italiani ha acquistato qualcosa on line, durante il primo lockdown; il Politecnico di Milano ha previsto una crescita dell’e-commerce pari al 26%, quest’anno sul precedente, e Netcomm ha stimato che due milioni di italiani (due milioni! - ndr) abbiano provato per la prima volta a comprare sul web, tra gennaio e maggio 2020. Siamo a dicembre, questi numeri - complici secondo lockdown e Black Friday - cresceranno ancora.

Secondo, lo smart working (che è sempre lavoro da casa, anche se tutti lo chiamano erroneamente così) ha rivoluzionato la vita di milioni di famiglie e - complice anche la didattica a distanza per studenti e universitari - ha fatto fare un triplo salto in avanti, a proposito di tecnologia: fibra e wi-fi, connessione e tutti i tipi di devices non sono più patrimonio dello smanettone di casa, ma abituale vocabolario di più generazioni. E anche qui non si tornerà indietro.

Infine, nonostante i vaccini, pare che dovremo tenerci le mascherine per tutto il 2021. Mascherina significa distanziamento, distanziamento significa paranoia. Paranoia è quando guardi male chi sta fumando per strada con la mascherina abbassata, chi ti si avvicina troppo in fila al supermercato, chi ti starnutisce davanti, mentre sei in ascensore. Mascherina significa “stammi lontano!”, punto.

Ecco perché Amazon, smart working e mascherine congiurano contro le agenzie di viaggi (e non ce n’era certo bisogno...): i primi due ci hanno abituato a una familiarità con la rete e con l’e-commerce che solo un anno fa non avevamo; le seconde faranno in modo che entrare in un'agenzia di viaggi (seppur sanificata, seppur equipaggiata con gel disinfettante e pannelli in plexiglas, seppur accolti da un agente con tutti i DPI in ordine) non sarà più naturale e scontato come prima. Peccato.

 

whatsup 303 5nov qIn questa crisi epocale, non tutti pagheranno allo stesso modo. Giovani e donne la sconteranno (molto) più dei maschi adulti, e il turismo non fa eccezione alla regola. Basta citare qualche dato, senza riportare le fonti (dall’ISTAT alla Banca d’Italia all’INPS), tanto sono tutte accreditate, affidabili e verificabili.

Nel 2020 i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato sono stati 500mila, mentre l’anno scorso - di questi tempi - erano oltre 800.000; le stabilizzazioni 250mila, contro le 320mila del 2019; i lavoratori a termine (tristemente indicati come precari) sono scesi a 85.000 da 130.300. In un contesto di drammatica contrazione del lavoro, a saltare è il ricambio generazionale, perché ai giovani che si diplomano o si laureano adesso le aziende rispondono: “Spiacenti, il momento è quello sbagliato”. E sbagliato è pure il momento di fare gli stage, tradizionale porta d’ingresso (secondaria e malpagata, ma tant’è) del nostro settore: “Noi li stage li abbiamo semplicemente sospesi, come si può formare un concierge o un sous-chef in remoto?!” dice l’HR manager di una delle maggiori catene alberghiere del mondo.

Secondo l’ISTAT, la metà di coloro che hanno perso il lavoro, nel secondo semestre del 2020, sono giovani. Ecco perché ci sono così tanti NEET (Not in Education, Employment or Training) ovvero coloro che, tra i 15 e i 29 anni, non lavorano, né cercano un’occupazione, né seguono un percorso di istruzione o di formazione. “In Italia abbiamo due milioni di giovani che non studiano né lavorano, uno spreco straordinario, un terzo sono nel Mezzogiorno” denuncia il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Chissà quante migliaia di quei due milioni fanno (“a nero”, ovviamente) i baristi, i bagnini o gli animatori in qualche villaggio turistico, d’estate.

Le donne lavoratrici il conto l’han pagato anche durante il precedente confinamento, quello di marzo/aprile: perché il lavoro da remoto (altro che smart working, che è tutt’altra cosa) ha significato un impegno senza pari, per i 3 milioni di donne (il 30% delle occupate) che si sono dovute far carico di assistere i figli, blindati a casa per la DAD (quand’anche non ci fosse un genitore anziano da accudire). E siccome le donne lavorano nei servizi più degli uomini, e siccome i servizi sono impattati più dell’industria o del commercio, saranno le donne a perdere il lavoro, più degli uomini. E nel nostro settore? Va peggio, come testimonia la presidente Fiavet Ivana Jelinic: “Nell'intermediazione turistica la percentuale di lavoro femminile tocca il 72,5%, ovvero 23mila 554 donne ripartite tra 5mila 852 imprese, ma difficilmente le donne occupano posizioni di top management”. Vogliamo scommettere chi sarà lasciato a casa, l’anno prossimo, tra top manager (maschi) e quadri e impiegate (donne)?

Cosa si può fare? Non molto, purtroppo, considerando pure i foschi mesi che ci aspettano. Però noi maschietti potremmo cominciare dalla testa, visto che oggi il 51% degli italiani ritiene giusta l’affermazione che “il ruolo primario della donna è occuparsi della cura della casa e dei figli”. Facciamo in modo che quel 51 diventi 50, e poi magari 49, e quindi 48... Sarebbe già qualcosa

whatsup 304 18nov qSe leggessimo che TUI, il maggior tour operator europeo, sta per comprare Alpitour, il maggior tour operator italiano? Se ci giungessero voci che Alitalia si sta fondendo con Ryanair? Se avessimo saputo che MSC e Costa si stanno spartendo Welcome, Geo e Bluvacanze? Boom, tutte balle!! Certo, fake-news che impiegheremmo un secondo a gettare via nel cestino, sbuffando. Però è di notizie false e tendenziose, quando non assurde o stupide, che si nutrono molti dei canali che ormai consultiamo quotidianamente, anzi, costantemente, grazie a social e smartphone. Eppure, sulle riviste di settore, ovvero su newsletter e magazine dedicati a noi addetti ai lavori del turismo, di fake-news se ne leggono poche, o nulla.

Per questo l’appello di Luca Caraffini, ripreso dal TTG Italia, merita un apprezzamento speciale: “Ci siamo dimenticati di mostrare la nostra vicinanza ai giornali e ai loro impiegati, ovviamente a quelli del settore turistico” posta su Facebook l’amministratore delegato di Geo. “Ci sono sempre serviti per far conoscere i nostri progetti, per informarci e per avere tutte le novità del settore”.

Informazioni (corrette) e notizie (vere) hanno un valore, un grande valore. Perché formano giudizi, diffondono consapevolezza, creano conoscenza. Anche presso coloro che non lavorano nel turismo: sapete quanti finanziari, quanti revisori dei conti, quanti investitori leggono il mio blog Whatsup e solo per citare le due principali, TTG Italia e l’agenzia di viaggi? Chissà quanti business sono nati perché quella catena alberghiera ha buoni bilanci o quella nuova compagnia aerea ha alti tassi di riempimento, o quel t.o. sta crescendo a due cifre, anno su anno...

In tempi nei quali le balle (che fa più figo chiamare fake-news, ma sempre balle rimangono...) hanno diffusione mondiale e cambiano il destino delle nazioni, contare su un’informazione corretta è un privilegio del quale noi “turistici” dovremmo essere più consapevoli. E grati.

P.S. Se poi Ryanair si fonde veramente con Alitalia, mi rimangio tutto quello che ho scritto.

 

whatsup 302 qDue presupposti essenziali, verificati nei corridoi del recente TTG 2020 di Rimini: salvo poche eccezioni (gite fuori porta, anche se ora si chiamano “turismo di prossimità”) fino alla prossima primavera il turismo organizzato non batterà chiodo. E se c’è un prodotto che si venderà, nell’estate 2021, questo è il Mare Italia: che peraltro ha salvato la stagione 2020 di albergatori, agenzie di viaggi e tour operator, soprattutto villaggisti. Vediamo perché, in cinque punti:

1. l’Italia è un prodotto interno dedicato al cliente interno: ovvero noi italiani, per fortuna, abbiamo un prodotto “mare domestico” con cui soddisfiamo il bisogno di vacanza; non dobbiamo fare centinaia di chilometri in auto (tedeschi, austriaci, svizzeri) né prendere l’aereo (inglesi, scandinavi) per andarci; la Sicilia è piena di francesi, in Sardegna arrivano turisti da tutto il mondo: ne consegue che - se l’estate prossima andrà come la scorsa - alla mancanza di stranieri si sopperirà con la presenza di italiani;

2. gli italiani non spendono come gli stranieri: al di là degli aneddoti sui russi che, a Forte dei Marmi, spendono 30.000 euro in vini, per una serata al ristorante, sappiamo tutti che un italiano (medio) non spende quanto un americano o un orientale; quindi i conti in villaggio non vanno fatti sugli extra (ristorante, escursioni, servizio in camera) ma sul RevPAR, cioè sul fatturato che ogni camera deve generare per far stare in piedi l’albergo; certo, non bastano i picchi delle due settimane centrali di agosto e non dimentichiamo che, in certi periodi, un italiano paga più di uno straniero (quindi gli rimane meno da spendere);

3. la stagione va da maggio a ottobre, non solo luglio/agosto: la tentazione di alcuni albergatori (in Sardegna, per dire) è di puntare tutto su due mesi, comprimendo i costi e spingendo i ricavi, e lasciare agli “altri” i periodi di spalla; non funziona così, perché non puoi assumere personale per 10 settimane; perché l’hotel è una macchina e ha bisogno di rodaggio, per partire; perché la bassa stagione serve per i giovani, per i gruppi e - quando torneranno - per gli stranieri, che in Puglia ci vanno più volentieri a settembre, e magari ci stanno qualche giorno in più;

4. usare il prezzo come arma è pericoloso: luglio e agosto 2020, alla fine, sono andati meglio di quanto previsto, per le tasche di molti albergatori del Mare Italia; non a caso Giuseppe Pagliara, direttore generale di Valtur Nicolaus, sottolinea di aver notato “una certa euforia”, nel comparto; quando un albergatore è “euforico”, la prima cosa che fa è alzare il listino della stagione successiva, il che significa che quello che veniva comprato a 10 e venduto a 15, verrà proposto a 15 per essere venduto a 20; da cui consegue che gli operatori che vorranno garantirsi un posto al sole, nell’estate 2021, spenderanno più soldi di quelli che i loro colleghi hanno speso nel 2020, e questa non è una buona notizia;

5. di prodotto ce n’è a non finire, ma è la qualità che conta: 33.000 alberghi (veri, non appartamenti, case vacanza e Airbnb), in buona parte distribuiti tra i 7.782 chilometri di coste italiane, rappresentano un bacino di prodotto praticamente inesauribile. Certo, ci sono strutture iconiche come il Forte Village in Sardegna o il Danieli a Venezia, ma gli hotel che possono accogliere un club vacanze per famiglie, a 3 o 4 stelle, sono centinaia: sta poi alla capacità del tour operator o del gestore renderlo attrattivo e redditizio. Il rapporto qualità/prezzo è vincente, come testimoniato dal “test Tripadvisor” che abbiamo effettuato ad agosto. Per il 2021, io punterei prima di tutto sulla qualità. E che Dio ce la mandi buona.