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CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI...

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

luongo pagheraixpira logoGuy Luongo (nella foto è quello alto) è un capitano di lungo corso: classe 1960, romano, laurea in antropologia, back-ground nell’aviation, è a lui che si attribuisce il merito di aver fatto esplodere il fatturato di Albatravel, alla quale ha dedicato vent’anni (dal 1997 al 2017). Due anni fa, con Marco Paghera (trascorsi in Francorosso, Jumbo Tours e Worldwide Hotel Link di Albatravel), Luongo ha fondato Ixpira, piattaforma rigorosamente b2b e in aperta competizione con la stessa Albatravel, Italcamel e Easy Market. 16 milioni di euro di fatturato nel 2018 (primo anno), 34 nel 2019 e 68 previsti nel 2020. Un accordo appena firmato con la britannica Jet2holidays. 1000 hotel italiani in portafoglio, obiettivo 8000 entro il 2022. Collaborazione con tutte le agenzie di viaggi italiane, dalle 3000 di oggi. Luongo e Paghera hanno le idee chiare, che riassumono così: “Lavoriamo solo con il trade, il b2c è troppo impegnativo e non c’interessa. In Italia ci sono 34.000 hotel, dei quali il 95% indipendenti: puntiamo a selezionarne 8.000, scelti uno a uno, di persona e con una stretta di mano, altro che logaritmi. Jet2holidays è solo l’inizio: la nostra piattaforma è perfetta per i grandi t.o. mondiali, prezzo e qualità sono garantiti”. A qualcuno in Albatravel stanno fischiando le orecchie.

 

pompili family mar19 qNel nostro settore, Veratour vanta un record incontrastato: ventinove bilanci in utile, corroborati da un volume d'affari 2018 pari a 224,3 milioni di euro, in crescita del 10,2 % rispetto al 2017, e un mol che cresce del 13,3 % fino a quota 13,8 milioni di euro. Obbiettivi del prossimo triennio: 245 milioni nel 2019, 265 nel 2020 e 285 nel 2021. Alla portata del tour operator fondato da Carlo Pompili e guidato coi figli Stefano e Daniele, grazie a due - tra i tanti - vantaggi competitivi: una guida saldamente in mano alla proprietà, fortemente coinvolta nella gestione operativa e che, come top manager esterno, negli ultimi anni ha accolto solo il direttore commerciale Massimo Broccoli; la resilienza, testimoniata dai numeri snocciolati dal direttore generale Stefano Pompili “Se nel 2011 Egitto e Tunisia rappresentavano, con 62 milioni di euro, il 34% del fatturato di Veratour, negli anni successivi le cifre sono calate e nel 2016 erano al minimo storico. Dal 2018 si sono intravisti segnali di ripresa e le nostre previsioni per il 2019 sono intorno ai 49 milioni di euro, con uno share del 20%”. Chapeau a chi riesce a perdere qualche decina (!) di milioni di fatturato tra il 2012 e il 2016 e a crescere nonostante tutto, mentre i concorrenti sulle medesime destinazioni vengono salvati da un cavaliere bianco (Swan Tour e Settemari, tanto per non fare nomi...).

 

kappa viaggi managementlogo kappa viaggiDue sono le reazioni abituali quando un tour operator straniero sbarca in Italia: sufficienza/indifferenza (“Vabbè, eccone un altro, sbatterà al muro pure questo!”) o curiosità/timore (“Hai visto mai che sia quello giusto?”). Per Kappa Viaggi vale più la seconda della prima. Fondato nel 2008 da Karim Massoud (che ha appena ceduto le sue quote al fondo d’investimenti Siparex, come riporta Tourhebdo) e dal CEO Olivier Kervella (con trascorsi in Air France, in Sabre come DG Francia e Benelux, quindi a capo di Anyway.com e Look Voyages), NG Next Generation Travel è oggi il 6^ tour operator transalpino, con un volume d’affari 2018 stimato in 230 milioni di euro, due sedi a Parigi e a Nizza, 190 dipendenti, tre brand (Kappa Club, Club Coralia e Nosylis Collection). Lo sbarco in Italia col brand Kappa Viaggi è affidato al dir. commerciale e sviluppo Michele Mazzini (genovese trasferitosi a Nizza, esperienze in Costa Crociere, GTA Travelcube e Olympia), che ha già sottoscritto accordi di commercializzazione con le reti Bluvacanze, Gattinoni e Marsupio/Fespit/Achille Lauro. Tre elementi fanno pensare che i francesi facciano sul serio: niente quote d’iscrizione (che peraltro in Francia non esistono); nessun volo charter (quindi nessun vincolo sui 7 o 14 giorni) e specializzazione su medio-lungo raggio; “l’arma segreta”, come la chiama Kervella, ovvero il motore di ricerca Air Fox: Ogni notte ci sono 45 milioni di interrogazioni che la mattina dopo si traducono per gli agenti di viaggi nelle migliori offerte aeree da abbinare ai nostri prodotti land . Teniamoli d’occhio, anche alla luce delle opportunità che si aprono con “Alpitutto”.

 

marco peci qSono al terzo posto per fatturato, nella classifica 2018 dei tour operator italiani (quindi non considerando i croceristi). Dietro l’inarrivabile Alpitutto e il villaggista Veratour, il Gruppo guidato dal presidente Michele Serra e dal direttore commerciale Marco Peci (in foto) chiude il 2018 con un fatturato di 150 milioni di euro e un più 8% sull’anno precedente. Costo medio pratica 6.000 euro, clientela orientata al consumo di viaggi culturali ed età media marcatamente over 50. Come si spiega il successo di un operatore che con i suoi nove brand (Mistral, Il Diamante, Exotic Tour, Latitud Patagonia, Discover Australia, America World, Brasil World, Europa World, Italyscape) copre praticamente tutto il mondo, ma non compra un solo posto charter e non ha mai programmato il Mar Rosso? Tre motivi: primo, conoscenza maniacale del prodotto. Si sa (non è leggenda metropolitana) che Michele Serra dedica parte del suo tempo alla compilazione di preventivi di viaggio per la Cina, magari per affezionate agenzie e clienti di riguardo. Se è l’esempio che trascina, mi aspetto che in Latitude Patagonia sappiano a memoria l’altezza del Cerro Torre e in Brasil World la lunghezza del Rio delle Amazzoni. Secondo, hanno occupato una nicchia appetitosa: perduto lo smalto (e la clientela) dei bei tempi, Kuoni e Gastaldi, Utat e Francorosso, Caleidoscopio e Chinasia hanno reso disponibile il made-to-measure “ricco”, ovvero pratiche che le agenzie possono o far da sole (rischio) o affidare a Quality (sicurezza). Terzo, understatement sabaudo: avete mai letto una dichiarazione sopra le righe di Michele Serra? Avete mai sentito Marco Peci proclamare: “Faremo 200 milioni nel 2020!”. Mai. Non è da loro, non sanno proprio come si fa. A Torino si deve solo più lavorare, a testa bassa, e preparare bei preventivi.

 

pagliara giuseppe qnicolaus valtur comboHa fatto enorme rumore la notizia dell’assegnazione a Nicolaus del brand Valtur (diffusasi il 3 luglio 2018), sebbene l’operazione si concretizzerà solo dopo la presa d’atto da parte del giudice delegato e la redazione dell'atto notarile di trasferimento della proprietà, quindi entro il mese di luglio. Sarà l’ultimo atto della vicenda Valtur targata Investindustrial, ora conviene fare un po’ d’ordine. A oggi, 11 luglio 2018, i numeri certi sono: 5,2 milioni di euro, ovvero più di tre volte la base d’asta, la cifra messa da Nicolaus nella busta chiusa depositata presso lo studio milanese dell’avv.to Nicola Bordino, che ha sbaragliato quelle della concorrenza (le cifre di Bluserena e Alpitour non sono ancora ufficiali, ma lo scarto dell’offerta vincente sulla seconda doveva essere comunque superiore a mezzo milione). 18 anni, ovvero quanti ne ha Nicolaus per ammortizzare l’investimento in bilancio, decurtato del 10% già depositato: suddivisa per il numero di villaggi che porteranno il brand Valtur, da qui al 2036, una spesa inferiore a quella dello stipendio di un cuoco in un qualunque villaggio (Valtur, o Nicolaus, è uguale). 15 i villaggi che nel 2019 potrebbero portare l’insegna Valtur, come Pagliara racconta al TTG Italia: “Pensiamo di proporre al mercato 15 strutture a marchio Valtur e 15 strutture a marchio Nicolaus. Due prodotti distinti senza fare la grande ammucchiata”. Quindi 15 Valtur solo se saranno coerenti e congrui col brand e col format disegnati dalla nuova proprietà, e non dimenticando che i villaggi Valtur emigrati altrove sono la maggioranza). 100 milioni, l’obiettivo di fatturato di Nicolaus, al massimo per il 2019, al quale anche Valtur contribuirà.