CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

masaracchia qsec logoPochi conoscono il settore - inteso come turismo e come assicurazioni - al pari di Massimiliano Masaracchia, milanese residente a Londra, che le ossa se l’è fatte come broker per Viaggi del Ventaglio, negli anni d’oro del t.o. di Bruno Colombo. Oggi - direttore commerciale di Spencer & Carter Insurance Broker - ci spiega quali siano le tre accortezze che i suoi clienti, ovvero t.o. e agenzie, dovrebbe osservare, in vista dell’altissima stagione.

La cosa più importante? L’assistenza al cliente, soprattutto durante il viaggio. Lo so che lo dicono tutti, ma mantenere questo impegno è difficile, perché essere raggiungibili (ed efficaci, evidentemente) H24 è cosa complicata. E costosa: ecco perché il cliente in difficoltà - e con una polizza sbagliata - finisce nelle mani di un call center dove magari non parlano neanche italiano. A t.o. e agenzie dico sempre: scegliete un partner assicurativo di cui vi fidate, al quale affidereste vostro figlio in vacanza; magari costa qualcosa in più, ma sono soldi ben spesi.

La polizza di viaggio dev’essere la più completa e chiara possibile. Non basta che sia coerente con la normativa vigente, ma deve comprendere tutti i casi nei quali il turista può trovarsi: RC, spese mediche, bagaglio, cancellazione/ritardo voli. Ecco, a proposito di voli, pensate alla differenza tra un passeggero al quale han cancellato il volo e viene riprotetto dalla compagnia due giorni dopo, e quello a cui - con due telefonate o messaggi Whatsapp - viene garantito un posto sul primo collegamento disponibile, per tornare a casa.

“Infine, curare il post-vendita: nella mia ormai trentennale carriera, ho constatato che i clienti più fedeli (del t.o., dell’agenzia, anche dell’assicuratore) sono quelli che hanno subito un disagio, l’hanno risolto positivamente e poi, al rientro a casa, sono stati contattati per sapere come era andata. Il cliente soddisfatto è un cliente fedele.

 

michele serra1 qmichele serra2 qSono omonimi e pure parenti, ma fanno lavori completamente diversi. Però condividono un profondo bagaglio culturale e la fiducia - spesso non corrisposta, lo sanno anche loro - nel genere umano. Il Michele Serra scrittore e giornalista, nella sua rubrica L’Amaca su Repubblica del 12 luglio 2024, si scaglia contro il turismo di massa. Con condivisibili motivazioni, come appare leggendo il testo, che riportiamo integralmente:

A parte quei giovani che cercano la movida, la caciara, il grande assembramento perché gli ormoni, a quell’età, governano, credo che moltissime persone si orientino, nella lunga estate, a cercare natura e silenzio, natura e requie, natura e raccoglimento con i pochi affetti che contano.

Fino a non molti anni fa questa tendenza a evitare le vacanze di massa poteva sembrare elitaria o snob. Costosa e appartata. Non credo sia più vero. La qualità si cerca, e si trova, anche in situazioni minori, in luoghi poco battuti, certo non bollati da quel ridicolo aggettivo che ha furoreggiato per decenni: “esclusivo”. Può catturare ancora, quell’aggettivo, pochi ricchi burini convinti che sia il prezzo alto a fare la differenza, e tenere alla larga i paria. Il target di Briatore, insomma. Contenti loro.

Per tutti gli altri, mi sembra che l’idea dominante sia cercare la qualità fuori catalogo e anche fuori calendario, lontano dalla massificazione, da quello spirito del gregge che dominò le vacanze di almeno un paio di generazioni di italiani (tutti al mare e tutti insieme: noi boomers ci siamo cresciuti, in quegli ingorghi, prima con i nostri genitori, poi con i nostri figli). La cosiddetta “società liquida”, insieme a tanti problemi di disorientamento, forse qualche vantaggio ce l’ha portato. La perdita di certezze costringe a ripensare molte cose, a inventarsi situazioni nuove e nuovi spazi. Vale per il lavoro (chiedete a un ragazzo se sogna “il posto fisso”, alla Checco Zalone, e avrete delle sorprese) e vale per il riposo.

Tra le istituzioni novecentesche che rimpiangeremo di meno, le vacanze di massa fanno spicco.

 

carmelo patti valtur qpatti maria concetta qCarmelo Patti era innocente e con Messina Denaro non c’entrava nulla. La notizia è timidamente apparsa sui media il 12 aprile 2024 (tredici anni dopo l’amministrazione straordinaria della commissariata Valtur) e poi immediatamente dimenticata: Carmelo Patti è scomparso nel 2016 e la vicenda che ha distrutto la sua vita, quella dei suoi familiari (la figlia Maria Concetta in primis) e quella della sua azienda (gestita per una quindicina di anni, dal 1998 al 2012) è troppo datata per guadagnare le prime pagine.

Solita storia italiana: grande bailamme alla pubblicazione dell’avviso di garanzia, immediato processo mediatico e poi - quando la giustizia compie finalmente il suo corso, dopo anni - silenzio. Per rendere parziale e tardiva giustizia a Carmelo Patti basta leggere tre incipit, tutti del 12 aprile 2024:

Carmelo Patti non ha potuto assistere alla rivalsa contro anni di accuse infamanti. L’ex elettricista di Castelvetrano, diventato il ‘re’ del turismo in Italia e non solo grazie al colosso Valtur, è morto nel 2016 all’età di 82 anni. Era stato per anni perseguitato da accuse, indagini e processi sull’origine ‘mafiosa’ della sua ricchezza, che avevano portato nel luglio 2018 alla confisca del suo patrimonio da parte del tribunale di Trapani. Oggi la Corte di Appello di Palermo, sezione misure di prevenzione, ha annullato il decreto dando ragione al ricorso presentato dagli avvocati” (l’Unità)

“Per anni è stato indicato dagli inquirenti come uno dei prestanome di Matteo Messina Denaro. Oggi, la Corte di Appello di Palermo, sezione misure di prevenzione, ha annullato il decreto del Tribunale di Trapani che, nel luglio del 2018, aveva disposto la confisca dei beni dell’ex patron della Valtur, Carmelo Patti, nel frattempo deceduto. La Corte ha escluso che Patti abbia avuto nel corso della sua attività rapporti di «vicinanza» con l’associazione mafiosa. La corte ha anche escluso che Patti abbia costruito il suo impero con metodi illeciti «restituendogli, seppure post mortem, - dicono i legali - quella onorabilità ingiustamente macchiata nel corso dei 13 anni di processo di prevenzione». (La Sicilia)

“Dopo anni di indagini e processi la Corte d’appello di Palermo azzera tutto. E smonta la base del castello accusatorio smentendo che l’imprenditore, originario dello stesso paese di Matteo Messina Denaro, sia stato uomo dei clan e dell’ex latitante e che abbia realizzato la sua fortuna (del solido impero, dopo il sequestro, è rimasto in attivo ben poco) con metodi illegali” (il Corriere della Sera).

 

o leary q10, 100, 1000 Michael O’Leary, gioia dei giornalisti che gli cavano sempre - a ogni intervista, ogni volta - un numero, una previsione, un’offesa (!) a qualcuno. Stavolta, intervistato dal Corriere della Sera, il vulcanico CEO di Ryanair non ce l’ha con ITA/Alitalia “Finalmente (Bruxelles ha dato l’OK alle nozze ITA-Lufthansa - ndr) direi! Anzi, ci hanno messo anche troppo tempo per approvare”. Molto interessante la “finestra” con la quale i passeggeri del vettore irlandese prenotano i voli: “Le prenotazioni sono queste, a oggi 23 luglio 2024: abbiamo venduto il 95% dei sedili dei voli di luglio, il 74% di agosto, il 40% di settembre. A ottobre risulta prenotato poco meno del 20% dei sedili, a novembre meno del 10%, a dicembre meno del 5%”. Il sotto data imperversa, non c’è nulla da fare.

 

frederic naar qnaar new logoAprire una sede all’estero, per un tour operator italiano, è una scelta coraggiosa. L’autore di ton loghetto ricorda due casi eclatanti: nel 1997 Bruno Colombo, all’apice del successo di Viaggi del Ventaglio, decise di aprire VentaClub Deutschland a Monaco di Baviera e si scontrò col “cartello” degli operatori tedeschi. Nel 2013 Luca Patanè investì parte dei cospicui guadagni di Uvet per acquisire Flygpoolen.se, una delle principali OTA svedesi, con un giro d’affari di 100 milioni di euro di biglietteria aerea: inizio promettente, poi anche Flygpoolen.se è finita nel turbinio della crisi Uvet durante la pandemia.

A Frederic Naar il coraggio non difetta, dopo l’apertura di una filiale a Parigi, nel 2024 Naar Bespoke Travel (rebranding dello storico Naar Tour Operator) sbarca prima in Germania poi a Bruxelles per coprire i mercati di Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

Naar è bravo e non ne ha bisogno, ma ecco due consigli non richiesti, perché l’operazione abbia successo:

- esportare il proprio modello di business è saggio (guarda cosa fanno Booking.com e Ryanair, per dire) ma bisogna adattarsi al contesto locale e modificare quello che in Italia funziona, ma all’estero no (o almeno, non subito)

- evitare di affidare il nuovo business al fidato collaboratore italiano, che magari non parla nemmeno la lingua: più saggio e lungimirante assumere personale locale, a livello di vertice e di staff, perché solo chi è nato li e lì è cresciuto professionalmente può veramente essere di supporto alla nascente attività. Poi, come dicevamo noi boomer, l’occhio del padrone ingrassa il cavallo...