Cos’hanno in comune i crac Albatravel ed Evergrande
Solidarietà del turismo a Giorgio Palmucci
Nel nostro settore è fortunatamente assai raro che un manager di quel livello sia coinvolto in fatti di cronaca così gravi: al sottoscritto, in oltre trent’anni, ne vengono in mente solo due. Roberto Tedesco, a.d. Parmatour ai tempi del crac Parmalat, che nel 2011 rievocava la vicenda alla luce di un film da quella ispirato. Fabio Cannavale, a.d. lastminute.com, che nel 2022 fu indagato dalla Procura di Lugano per indebito utilizzo dei crediti concessi alle aziende svizzere per fronteggiare l’emergenza Covid-19.
A che punto siamo con la vendita Alpitour? Sempre tra color che son sospesi
- tutto da spiegare l’“assoluto riserbo”, visto che degli altri pretendenti si fa il nome da mesi (TUI, Certares e Wamos) e - se non si fa - si lascia capire (MSC Holding); - si insiste sul fatto che Wamos Grupo sia “il terzo gruppo turistico più importante della penisola iberica”, ma la fonte pare essere Wamos stesso, che sul proprio sito lo dichiara con tanto di numeri a corredo; esprimo scetticismo a riguardo, non fosse perché Wamos è stata fondata solo nel 2014 (quindi ha attraversato due anni di pandemia) e perché la flotta di aeromobili di Wamos Air è inferiore a quella di Neos, ovvero della compagnia aerea facente parte del pacchetto Alpitour.
Come eravamo: i tour operator che non ci sono più
Nessuno dei 17 marchi appartiene ancora al fondatore/proprietario dell’epoca. Alcuni non esistono più da tempo: SEMI Granturismo, Aviatour, CIT Viaggi, Diplomat Tour, Ventana, Comitours, Visitando il Mondo, Chiariva. Altri esistono ancora, ma sono passati di mano, alcuni più e più volte: Alpitour (già leader all’epoca), Club Med, Valtur, Francorosso, i Grandi Viaggi, Turisanda, Gastaldi, Orizzonti. Di uno, che nel 1989 occupava l’ultima posizione, ma era in rampa di lancio, si parla ancora, in quanto periodicamente oggetto di interesse e sebbene la sua parabola sia terminata una dozzina di anni fa: Viaggi del Ventaglio del compianto Bruno Colombo.
Cos’hanno in comune Roger Federer (e Jannik Sinner) e l’Alpitour degli Isoardi? Essere “in the zone”
Nessuno dubita che Roger Federer vada ormai considerato il più grande tennista della storia. Pochi ricordano, ma nessuno dubita, che nell’Alpitour degli anni ‘70/’80 ci fossero già gli elementi che le avrebbero permesso di mantenere la leadership del turismo italiano fino a oggi. Cos’hanno in comune Federer e l’Alpitour del secolo scorso? Quella che i mental coach chiamano “in the zone” o “trance agonistica”: nel tennis, la rara e incredibile condizione psicofisica in cui tutto fluisce senza sforzo apparente, il gioco funziona alla perfezione e tu sai già che colpirai la pallina e la manderai esattamente in quell’angolo del campo dove il tuo avversario non arriverà mai. Federer lo ha sperimentato svariate volte, vincendo i suoi venti titoli nel Grande Slam. Nel lavoro, soprattutto creativo, è quello stato di coscienza in cui si è completamente immersi nell’attività che si sta facendo, totalmente coinvolti da essa, focalizzati sull’obiettivo, assolutamente positivi sul raggiungimento del risultato, intrinsecamente motivati e gratificati dallo svolgimento stesso del compito. L’Alpitour guidata da Lorenzo e Guglielmo Isoardi era “in the zone”: apriva una destinazione (le Canarie, ad esempio) e i turisti accorrevano a frotte; lanciava una promozione e i telefoni del booking s’incendiavano; metteva su catene charter su Spagna, Grecia, Tunisia e doveva sempre aggiungere voli extra; inventava, dal nulla, l’Assistenza in loco e questa diventava un canone per tutta la concorrenza. Ma, soprattutto, era l’atmosfera che in quegli anni si respirava nella storica sede di San Rocco Castagnaretta, a due passi da Cuneo, che era veramente “in the zone”: centinaia di colleghi, la maggioranza dei quali nati in un raggio di pochi chilometri, che trasformavano l’Agenzia Alpi di Lorenzo Isoardi - in una provincia allora senza neanche l’autostrada - nel più importante t.o. italiano. Del quale facevano parte, tanto per fare qualche nome, il compianto Paolo Monte inventore dell’indimenticato “Turista fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi”, il Pietro Aversa che sarebbe poi andato in Alitalia e in IATA, e oggi in Nicolaus; il Sergio Testi che, dopo trent’anni di Alpitour, oggi guida Gattinoni Travel Network. Sono certo che la pensano come il sottoscritto tutti i duecento (!) colleghi che il 13 aprile 2019 si sono ritrovati a Cuneo in occasione dell’Operazione Nostalgia, raduno degli ex dipendenti Alpitour (ma non solo) accolti da un sempre in forma Guglielmo Isoardi. “Non sapevamo che stavamo facendo qualcosa di grande, ma lo facevamo con passione e con amore” rivela, quasi commosso, uno dei presenti. La prossima volta invitiamo Roger Federer.
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