Ixpira, il grande salto: entrerà in W2M di Iberostar, e Guy Luongo si emoziona
“Dieci minuti, non uno di più. Il tempo impiegato in fiera da Guy Luongo, ceo e founder di Ixpira, per annunciare al trade la sua ennesima acrobazia: l’avvio dell’integrazione in World2Meet, divisione viaggi del potente Gruppo Iberostar. Dieci minuti per narrare quello che per lui – e per i soci Mimmo Crinò e Marco Paghera – sarà di fatto un decisivo salto nel futuro.” «Siamo felici, veramente felici», non smette di ripetere. Lo è altrettanto il neo partner Mark Neuschen, managing director della bedbank spagnola. Per lui Ixpira è un «perfect plan» che andrà ad arricchire la penetrazione di W2M sul mercato italiano. Di base, un comune background familiare e la visione condivisa di raggiungere – lato Ixpira – la quota di 10mila contratti alberghieri diretti nei prossimi cinque anni. E costruire, insieme, un ecosistema distributivo B2B «sempre più tecnologico, efficiente e competitivo». L’integrazione tra i due player avviata a luglio 2025 è oggi in fase di due diligence, passaggio che non dovrebbe riservare alcuna sorpresa. E si prevede di arrivare al closing a dicembre, con l’avvio da gennaio 2026 del piano di sviluppo quinquennale. «L’avventura Ixpira è partita nel 2017. Siamo cresciuti velocemente. E ora guardiamo avanti, con alle spalle un partner fortissimo che fattura 4,4 miliardi l’anno e ha già in pancia 32mila contratti. La natura familiare che ci accomuna è un grande valore e siamo la prova che resistere ai grandi fondi si può». Parola di Guy Luongo. Un uomo che conferma con questa mossa abilità e capacità di visione di cui, negli anni, ha sempre dato prova.
Dalla digitalizzazione all’intelligenza operativa: nasce AI.BA il primo booking online interamente costruito con l’intelligenza artificiale
AI.BA è solo la punta dell’iceberg di un percorso più ampio: la migrazione da Aves.net ad Aves.AI, la nuova piattaforma che integra l’intelligenza artificiale nel cuore del gestionale. Molte aziende parlano ancora di digitalizzazione - ma quel processo ha avuto il suo apice negli anni ’90. Oggi siamo entrati nell’era dell’intelligenza operativa: non più semplici dati e processi online, ma sistemi che comprendono, suggeriscono e ottimizzano in autonomia. Come sottolinea Joseph Pine, autore de L’economia delle esperienze, il turismo sta entrando in una nuova fase: l’economia delle trasformazioni. I viaggiatori non cercano più solo esperienze da vivere, ma cambiamenti da realizzare: investimenti emotivi e relazionali che lasciano un segno e che scelgono di rinnovare nel tempo. In questo scenario, l’intelligenza artificiale diventa un alleato strategico, perché consente di comprendere in profondità i desideri e i comportamenti del viaggiatore, costruendo percorsi sempre più personalizzati e realmente trasformativi. Ed è proprio qui che la software house deve essere il motore dell’evoluzione, guidando le aziende verso una nuova sinergia tra intelligenza umana e artificiale. I nuovi processi si inseriscono in un ecosistema globale, quello di Datagest, integrato a livello mondiale e frutto di sette anni di networking, connessioni e integrazioni che oggi contiene al suo interno il più ampio inventario digitale dell’offerta turistica italiana. Un hub di connessioni globali che unisce le più importanti software house e i principali player internazionali, con l’obiettivo di moltiplicare le capacità e la competitività dei nostri clienti.
Valtur certificato Marchio Storico come Alessi, Benetton e Ducati
La procedura per entrare a far parte del Registro è complessa: è necessario documentare l’uso continuativo del marchio per almeno cinquant’anni, raccogliendo quindi centinaia di prove d’uso - atti ufficiali, campagne pubblicitarie, cataloghi, articoli di giornale, video, fotografie, cartoline, gadget - per dare prova, anno dopo anno, della continuità del brand. Per tre motivi questo traguardo merita un plauso: - l’impegno che i fratelli Pagliara hanno messo nel rilanciare un marchio che – quando venne acquisito nel 2018 - era decotto o quasi, dopo anni di commissariamenti e cambi di proprietà; - il valore che un brand può avere presso il mercato turistico, siano le agenzie di viaggi che i consumatori, anche a prescindere dalle vicende attraversate dalla proprietà; sarebbe stato auspicabile trovare dei volenterosi fratelli Pagliara anche per un brand altrettanto prestigioso, e caduto in disgrazia, come Viaggi del Ventaglio/VentaClub; - Valtur incarna il concetto stesso di villaggio turistico, assimilato a un personaggio dello spettacolo altrettanto iconico, Fiorello, ed entrato nel nostro immaginario collettivo sin dagli anni ’70; tutto questo mentre Club Med compie 75 anni e non è un caso che le vicende del marchio francese e di quello italiano, negli anni ’70 e ’80, siano state fortemente legate.
Ernesto Preatoni: L’Avana sarà la prossima Sharm El Sheikh
Il Club Méditerranée, che ha segnato la storia del turismo, compie 75 anni
Dove alloggiare i propri ospiti (quelli che poi sarebbero diventati i G.M. Gentil Membres) su una spiaggia lontana da tutto? Nelle tende militari affittategli dal francese pied-noir Gilbert Trigano, in seguito socio e “dominus” del Club per 40 anni, erede della Trigano et Fils, che dal 1935 produceva attrezzature da campeggio a Grenoble. Leggenda vuole che parte di quelle tende provenissero dagli accampamenti militari dell’esercito alleato, abbandonate in Marocco al termine della II Guerra Mondiale, solo cinque anni prima, e recuperate dall’intraprendente Trigano. In quell’estate di 75 anni fa, 2.400 ospiti dormirono in tenda, senza acqua ed elettricità, mangiarono su tavolate con stoviglie (quelle sì) provenienti dai surplus militari americani, utilizzarono bagni comuni e vissero all’insegna dello sport: sci d’acqua, bocce, pesca subacquea. E, soprattutto, dandosi tutti del “tu” e abbattendo qualsiasi barriera sociale. Quella del Club Méditerranée è probabilmente l’origine più epica di un’impresa turistica mondiale.
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Fatte le debite proporzioni, Ernesto Preatoni è il Michael O’Leary nostrano. Ovvero, come l’inarrestabile 