CHI E' ROBERTO GENTILE

rgentile sett21

L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

      bann nicolaus feb22 160x124



T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

whatsup 404 qE basta con questa intelligenza artificiale sbattuta dappertutto! “Mookkie è la ciotola smart che grazie all’intelligenza artificiale distingue il cane dal gatto e - quando il tuo animale domestico si avvicina - lo riconosce e gli serve le giuste crocchette”: semplicemente folle (non ci credete? cliccate qui).

Allora facciamo un bell’esercizio, proprio a due anni (era il novembre 2022) dall’esplosione di ChatGPT di Open AI. Grazie all’expertise di Roberto Di Leo, founder & CEO di eMinds, rispondiamo a quattro domande fondamentali:

1. Cos’è GenAI intelligenza artificiale generativa - Una sottoclasse dell’AI che utilizza modelli di apprendimento automatico per generare nuovi contenuti (testi, immagini, musica, audio, video ecc.); i modelli GenAI funzionano analizzando vasti insiemi di dati e apprendendo le strutture e i pattern presenti in essi, per poi generare nuovi dati che rispettano queste regole (definizione rilasciata dalla Harward University di Cambridge, MA).

2. Cosa può fare la GenAI applicata in azienda - Rendere più efficienti i processi e automatizzare i compiti ripetitivi; arricchire e migliorare la capacità di comunicazione con i clienti; generare nuovi contenuti, in tutte le forme (testuale e multimediale).

3. Quali sono i limiti della AI (e quindi della GenAI) - Ne citiamo cinque tra tanti:

- non è e non sarà mai perfetta: commette errori e imprecisioni.

- non possiede intuizione, saggezza o capacità di giudizio che derivano dall’esperienza umana.

- non è autonoma: la supervisione umana è indispensabile, il pericolo di errori e imprecisioni – con conseguenze devastanti – è troppo alto e non risolvibile.

- non è in grado di comprendere o rispondere a tutte le domande: le sue capacità sono limitate al patrimonio di dati su cui è stata addestrata.

- non è una sostituta dell'intelligenza umana: è uno strumento che può essere utilizzato per arricchire/integrare la conoscenze e l'intelligenza, ma non sostituirla.

4. Le applicazioni più utili e comuni di GenAI:

- ChatGPT - è lo strafamoso tool GenAI specializzato nella conversazione con un utente umano: ha mostrato notevoli capacità nel generare testi simili (ora anche audio) a quello usato dalle persone, tanto da superare il test di Turing.

- Midjourney - è un tool di GenAI che crea immagini da descrizioni testuali, è noto per essere il software utilizzato per generare l’immagine che mostrava Papa Francesco indossare una giacca Balenciaga.

- Synthesia - specializzato nella creazione di video con avatar digitali, basati su descrizioni testuali text2video: genera contenuti video che replicano discorsi umani, con avatar personalizzati che parlano e si muovono in maniera sempre più conforme all’originale.

- Lara by translated - oggi l’applicazione più evoluta nella traduzione da/in italiano: l’unica nostrana tra le applicazioni citate, addestrata su un database di 25 milioni di traduzioni realizzate da traduttori professionisti, punta a superare in qualità e accuratezza rivali globali come Google Translate, DeepL, GPT-4o.

Chiudiamo con un esempio pratico di applicazione della GenAI in un tour operator, grazie a Sara Prontera, direttore marketing di Nicolaus Valtur: “Stiamo lavorando sulla marketing automation per la profilazione della nostra clientela: grazie a una banca dati davvero imponente, che si avvale di uno “storico” di oltre 60.000 domande provenienti dalle agenzie ed evase in questi ultimi anni, di decine di complain ricevuti e risolti, degli svariati cataloghi di viaggi stampati e diffusi on line. A breve saremo in grado di personalizzare la nostra offerta come mai è stato prima”.

Finiamo con una nota di colore: il bacio appassionato tra Elon Musk e la premier Giorgia Meloni, che impazza su tutti i social: deep fake, ma si rimane allibiti dal potenziale dei software basati sulla GenAI.

 

whatsup 403 q“Sappiamo che le agenzie si muovono in modo tattico. E sappiamo anche che quelle che fanno da sole muovono qualcosa come due miliardi di euro di fatturato dixit Pier Ezhaya, presidente ASTOI. “Muoversi da sole” significa organizzazione propria, ovvero fare il lavoro dei tour operator: mettere insieme gli elementi di un pacchetto (volo, soggiorno, servizi accessori) e venderlo al cliente finale. In gergo GDO, significa accorciare la filiera. Questo è il futuro delle agenzie di viaggi, altro che intelligenza artificiale.

Due miliardi paiono tanti, visto che a produrli dovrebbero essere circa 500 agenzie con un fatturato medio di 4 milioni ciascuna di vendite leisure: difficile. Ma resta comunque innegabile la realtà che l’organizzazione propria - solo qualche anno fa limitata a gite di giornata o a tour in autopullman - oggi è in pieno boom. Per dimostrarlo riportiamo la testimonianza di Alberto Benini, titolare della DOIT Viaggi di Padova, specializzata in viaggi di gruppo in Italia e all'estero, di livello medio-alto e accompagnati da esperti tour leader, il Giappone una delle destinazioni di punta.

“Ritengo siano quattro le ragioni per le quali agenzie come DOIT VIAGGI possono rappresentare una minaccia concreta per il tour operating tradizionale:

1. capacità di programmazione autonoma: DOIT VIAGGI ha dimostrato di saper organizzare in modo indipendente viaggi complessi, come testimoniano i 52 tour di gruppo realizzati nel 2024.

2. conoscenza diretta delle destinazioni: la familiarità con i luoghi e i fornitori locali consente di rispondere rapidamente alle esigenze del mercato, offrendo pacchetti competitivi sia in termini di prezzo che di qualità.

3. rapporto personale con i clienti: la vendita b2c rafforza la fedeltà della clientela e riduce la dipendenza da intermediari, erodendo lo spazio di mercato dei t.o. tradizional.

4. flessibilità operativa: le agenzie indipendenti possono adattarsi velocemente alle richieste del mercato, un vantaggio difficilmente replicabile dai grandi t.o., che hanno strutture meno agili e flessibili.

La programmazione di DOIT VIAGGI sul Giappone nasce nel 2010, con l’organizzazione del primo tour, ispirato da una approfondita visita che avevo effettuato a titolo personale prima che professionale. Questo approccio diretto ha permesso di acquisire una profonda conoscenza della destinazione e di creare una rete di contatti locali affidabili. Il primo tour è stato un successo, da allora replicato ogni anno, con la collaborazione della medesima guida giapponese parlante italiano e dello stesso DMC. Questo rapporto di fiducia ha gettato le basi per una programmazione sempre più articolata.

Negli anni, DOIT VIAGGI ha ampliato la propria offerta in Giappone fino a proporre, per il 2025, ben cinque diversi itinerari. I tour sono stati costantemente arricchiti con elementi esperienziali, che vanno oltre le semplici visite turistiche: la partecipazione a festival tradizionali, tornei di sumo e serate esclusive con la presenza di una “maiko” (apprendista geisha) hanno trasformato i viaggi in esperienze uniche, autentiche e irripetibili. Inoltre, la costante collaborazione con gli stessi fornitori locali ha garantito standard elevati di qualità e l’accesso a luoghi ed eventi spesso preclusi al turismo di massa. La nostra crescita testimonia come la programmazione diretta, combinata con relazioni consolidate e la capacità di offrire esperienze autentiche, possa portare a un’espansione significativa in una destinazione specifica. Dove, peraltro, tour operator di chiara fama ed esperienza, oltre che cospicue dimensioni, propongono da molti anni viaggi e tour di gruppo”.

I “tour operator di chiara fama ed esperienza” sono nomi noti: da Mistral Tour a Boscolo Viaggi, da Turisanda a i Grandi Viaggi, da Avventure nel Mondo alla new-comer WeRoad. Senza i mezzi attuali (web e social, soprattutto) DOIT Viaggi sarebbe rimasta la solita, affidabile agenzia di quartiere. Innocua, per “i tour operator di chiara fama ed esperienza”. Oggi, tanto innocua non lo è più, e quei 2 miliardi lo dimostrano.

 

whatsup395 qAbbiamo tutti la memoria corta, che però serve a lasciarci alle spalle i momenti brutti. Dove eravamo a luglio di soli quattro anni fa? In piena post-pandemia, quindi nel periodo più drammatico della storia (non solo turistica) dell'era moderna. Sembra passato un secolo dal 2020, ma è solo una manciata di estati, però da allora almeno cinque cose sono cambiate. Per sempre.

1. Addio mascherine e pugnetti, amuchina e distanziamento sociale - Per ricordare come fossimo conciati, a luglio 2020, basta leggere il mio "Perché ci vorranno mesi (o anni) per tornare a viaggiare come prima". Adesso, per citare il prodotto col quale ci lavavamo compulsivamente le mani, l'amuchina, ho dovuto fare una query su Google. Oggi, a chi importa più la differenza tra le mascherine FFP2 e le FFP3? Ma soprattutto, non paiono patetici i pochi che ancora indossano la mascherina in metro o sul treno?! Mentre le abitudini successive all'11 settembre sono rimaste per sempre (in aeroporto: i liquidi contingentati, le cinture da slacciare, i lap top estratti dalle custodie) scommetto che - per indossare nuovamente mascherine e guanti - ci vorrà almeno una nuova pandemia. Ma il pugnetto no!! Per favore, il pugnetto mai più.

2. Quei prezzi (bassi) in Italia non torneranno più - D'accordo, il Covid c'entra poco, il danno è successivo, l'inflazione è figlia del conflitto in Ucraina e di altre contingenze non mediche. Ma quello che pagavamo in un buon ristorante ad Alassio o per passare un week-end a Taormina, nel 2019 - ovvero il 30-40% in meno, rispetto a oggi - non lo ritroveremo mai più. Al nostro posto se la godono gli stranieri, americani in primis per i quali "siamo fighi e costiamo poco", anche grazie al dollaro forte. Ecco perché oggi sempre più italiani vanno in vacanza a luglio e a settembre, visto che agosto è inavvicinabile.

3. Il Giappone su, la Cina giù, Russia addio per sempre - Se c'è una destinazione che gode di particolare successo, da almeno un paio d'anni a questa parte, è il Giappone, grazie a un rapporto qualità/prezzo che nel 2019 era una chimera  Un Paese che non si è più ripreso è la Cina, che nel 2019 era in cima alle preferenze dei viaggiatori e al quale solo pochi mesi fa Michele Serra, un'autorità sulla Terra di Mezzo, dedicava un laconico: "La Cina è sempre stata un gigante turistico, ma negli ultimi tre anni è stata dimenticata ed è scomparsa dall’immaginario collettivo dei viaggiatori tricolore. Da quando ha riaperto le frontiere, il gigante si è rimesso in moto, ma a un ritmo molto lento...". Un Paese che è sparito, forse per sempre, dal portafoglio dei tour operator italiani, è la Russia: quella di Dostoevskij e Solženicyn, dell'Ermitage e della Piazza Rossa, di Tchaikovsky e del Bolshoi. Un lutto, per tutti.

4. Siamo tutti più esigenti e nervosi - Sarà una conseguenza del lockdown, ovvero dello stare chiusi in casa per mesi, oppure della difficile ripresa post pandemia, ma oggi siamo tutti più intolleranti e suscettibili. La scorsa estate pubblicai un pezzo sui balneari e sul tramezzino diviso a metà che, su LinkedIn, fece il botto: 119.999 (!) visualizzazioni e 792 commenti, metà dei quali di improperi diretti al sottoscritto. Che si era permesso di affermare che la qualità si paga, che se vuoi ombrellone e lettino non puoi pretendere di pagarlo 20 euro e che il "supplemento taglio tramezzino" è una stupidata da 2 euro. Niente, 400 ditini alzati a darmi del difensore del privilegio e dell'avversatore della libertà. Per un ombrellone e un lettino. Se avessi speso due parole a favore dei tassisti?!

5. Il turismo ha resistito, resiste e resisterà. Per sempre - Me li ricordo i colleghi che hanno abbandonato il settore, nel 2020, per dedicarsi a business più redditizi. Qualcuno mi guardava col sopracciglio alzato, il messaggio in sottotesto era: "Dai, ancora nei viaggi? Il turismo è morto, non tornerà più come prima… Hai letto cosa prevede IATA? Ai voli del 2019 torneremo nel 2025, forse. Lascia perdere e trovati un altro lavoro, che è meglio". E noi turistici, mogi mogi nel luglio 2020 degli ombrelloni distanziati, a sperare che la quarantena per chi rientrava dalla Tunisia (lo so che ve lo siete dimenticato, leggete qui) non durasse 15 giorni… E invece, solo quattro estati dopo, siamo alle prese con l'overtourism, perché viaggiare è un bene inestimabile e non c'è pandemia, guerra o rivoluzione che possano fermarci. Ora lo sappiamo ancor più di prima.

P.S. Dedichiamo un benevolo pensiero, agli ex colleghi che ora si occupano di medicine o bitcoin, di food delivery o immobili, visto che le convention noi le facciamo in crociera a Santorini, loro in un grigio business hotel a Dortmund...

 

whatsup 396 qEsistono inattese e sconosciute somiglianze tour operator e case editrici, in Italia. Eccole qui, un po’ di pazienza nel leggere tutto.

Cominciamo dai leader, Alpitour e Mondadori. Di Alpitour sappiamo tutto: cinque divisioni (tour operating, agenzie di viaggi, aviation, incoming, hotel management), cinque brand principali (Alpitour, Francorosso, Bravo, Turisanda, Eden Viaggi), proprietà TIP di Giovanni Tamburi, gestione affidata ai manager con a capo l'a.d. e presidente Gabriele Burgio.

Arnoldo Mondadori Editore è il più importante gruppo editoriale italiano: tre divisioni (libri, media - comprendente anche le riviste - e retail), svariati brand (editoria con Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Fabbri, Piemme, Sperling & Kupfer, Frassinelli, BUR, Electa, De Agostini Libri; nelle testate coi cartacei Chi, Focus, Guida TV, Sorrisi e Canzoni e col digitale Giallo Zafferano e altri dedicati a salute, spettacolo, giovani; nel retail con oltre 500 librerie Mondadori Store), proprietà Fininvest SpA governata da Marina Berlusconi, gestione manageriale con a capo l'a.d. e direttore generale Antonio Porro.

Quante cose hanno in comune Alpitour e Mondadori? Molte, eccole:

1. Leadership di mercato - Mondadori detiene una quota del 27,6% del mercato libri trade, del 32% della scolastica, del 20,3% dei magazine (diffusioni a valore); ad Alpitour possiamo attribuire (con minore precisione) il 30% di quota di mercato del tour operating italiano e il controllo di circa il 40% delle agenzie di viaggi Italiane.

2. Ricavi al top - Nel 2023 la Arnoldo Mondadori SpA ha registrato € 905 milioni di ricavi con un EBITDA adj. pari a € 152 milioni e € 62,4 milioni di "risultato netto delle attività in continuità"; Alpitour Spa ha dichiarato € 2,4 miliardi di fatturato, € 141 milioni di margine operativo lordo e 50 milioni di utile netto. Se ne deduce che i margini di libri e riviste siano migliori di quelli dei viaggi. E in più, durante la pandemia i lettori di libri sono aumentati, mentre il numero di viaggiatori crollava.

3. Componente femminile largamente maggioritaria - 62% di donne sui 1.945 dipendenti Mondadori; 75% le donne che lavorano per Alpitour, su oltre 4.000 dipendenti. Però entrambi gli a.d. sono uomini.

4. La crescita avviene per incorporazione di altri marchi - Sia Mondadori che Alpitour hanno sempre fatto shopping: Fabbri, Piemme, Sperling & Kupfer, Frassinelli, Electa per la prima; Francorosso, Press Tour e Swan Tour per la seconda. Entrambe hanno comprato il concorrente più pericoloso: Rizzoli per Mondadori, Eden Viaggi per Alpitour. Entrambe - e qui la coincidenza è eclatante - hanno comprato un marchio "nobile" per natali e percezione del mercato: Giulio Einaudi Editore, quella dello struzzo, la casa editrice più prestigiosa della seconda metà del secolo scorso, è Mondadori dal 1994; Turisanda 1924 è nel portafoglio Alpitour dal 2018.

5. Origini e destini societari simili - La casa editrice A. Mondadori nasce a Ostiglia (Mn) nel 1907; Alpi viene fondata a Cuneo nel 1947: entrambe originano in provincia. Entrambi i fondatori non erano del settore: Arnoldo Mondadori era figlio di un calzolaio ambulante e analfabeta, Lorenzo Isoardi si occupava di commercio di legname (attività in comune, all'epoca, con un'altra famiglia di editori, i Feltrinelli). Sia Mondadori che Isoardi hanno guidato la propria azienda per tutta la vita, passando poi - non così convinti, peraltro - la mano ai figli: Alberto e Giorgio Mondadori, Guglielmo Isoardi. Entrambe le imprese non sono arrivate alla terza generazione: gli Isoardi escono dall'azionariato nel 2011, i Mondadori vent'anni prima, a seguito del "lodo Mondadori" che concesse la casa editrice di Segrate (vicino a casa sua, peraltro) a Silvio Berlusconi, a danno di Carlo De Benedetti.

6. Da società di famiglia a imprese manageriali - Per molti decenni Mondadori e Alpitour sono state governate dai fondatori, veri deus ex machina, coadiuvati da dirigenti fedeli alla linea; una volta passate di mano, la nuova proprietà ne ha affidato la gestione ai manager, sempre di alto profilo (oggi Antonio Porro a Segrate, Gabriele Burgio a Torino) lasciando loro molto spazio: tanto Giovanni Tamburi che Marina Berlusconi non entrano nel quotidiano delle rispettive controllate. Gestione manageriale, peraltro, non comune nel settore, sia editoriale (sono gestite dai proprietari Feltrinelli, Sellerio, Hoepli, e/o, La nave di Teseo, Iperborea ecc.) che turistico (Quality Group, Veratour, Idee per Viaggiare, Nicolaus Valtur ecc.).

Tante cose in comune, quindi, tra Mondadori e Alpitour. Ma anche tra molti altri.

1. GeMS e Quality Group: la forza del gruppo, l’autonomia dei marchi - Il Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS, non a caso “gemme” in inglese), così denominato in omaggio ai fondatori Luciano Mauri e Mario Spagnol e tuttora di proprietà delle famiglie, nasce a Milano nel 2005 ed è il secondo gruppo editoriale librario in Italia, con una quota di mercato di circa il 12%. A oggi sono venti le case editrici via via acquisite da GeMS, tra le quali: Bollati Boringhieri, Longanesi, Guanda, Garzanti, Corbaccio, Chiarelettere, Salani, TEA, Vallardi e Newton Compton. Salani è l’editore italiano della saga di Harry Potter di J.K. Rowling  (11 milioni di copie in Italia, mezzo miliardo nel mondo); Tiziano Terzani ha pubblicato tutti i suoi libri con Longanesi; quando Livio Garzanti decise di cedere la sua casa editrice, nel 1998, scelse la futura GeMS anche per non finire in Mondadori, da poco comprata da Berlusconi. Gruppo composito come Mondadori, GeMS segue una strategia opposta: le sue case editrici - tutte di medie dimensioni, nessuna grandissima - hanno la libertà di scegliersi titoli, autori e linea editoriale, autonomamente.

Quality Group è il consorzio formatosi a Torino nel 1999, oggi raccoglie nove tour operator indipendenti: Mistral, America World, il Diamante, Latin World, Europa World, Discover Australia, Latitud Patagonia, Exotic Tour e Italyscape. Il portafoglio di Quality comprende tutto il mondo, di alcune destinazioni vanta la “primogenitura”: Cina, Yemen, India, Patagonia, Libia, Iran. Secondo (o terzo) tour operator italiano con 205 milioni di fatturato nel 2023, si distingue dal leader di mercato per struttura, strategia, prodotto, gestione dei brand, comunicazione.

Autonomia operativa delle controllate/consorziate a parte, i vertici di GeMS e Quality (a Milano il presidente e a.d. Stefano Mauri, a Torino il fondatore di Quality e a.d. di Mistral Michele Serra) hanno molto in comune: boomer, quasi coetanei; entrambi laureati in Lettere (moderne per Mauri, classiche per Serra); un mentore fondamentale: per il primo il padre Luciano Mauri, prima direttore generale Mondadori poi proprietario di Messaggerie Italiane, tuttora leader nella distribuzione di libri in Italia; per Serra il suocero Stefano Chiaraviglio, fondatore di Mistral, uno dei pionieri del turismo organizzato; infine, un insostituibile sodale: per Mauri il socio e amico di una vita Luigi Spagnol, lo scopritore di Harry Potter e di Luis Sepúlveda; per Serra, il direttore commerciale Marco Peci, veneto ma torinese di adozione, senza il quale quelle centinaia di milioni non ci sarebbero state.

2. Sellerio Editore e Mangia’s by Aeroviaggi: l’orgoglio della sicilianità - La casa editrice Sellerio nasce a Palermo nel 1969 grazie a un piccolo investimento dei coniugi Elvira ed Enzo Sellerio, noto fotografo, sulla base di un’idea maturata con lo scrittore Leonardo Sciascia e l’antropologo Antonino Buttitta. I quattro sono amici e protagonisti della vita culturale palermitana, tradizionalmente ricca, a dispetto delle cronache di mafia che nei decenni a seguire segneranno la città. Dopo la separazione dal marito, nel 1983, Elvira si occuperà di saggistica e narrativa, mentre Enzo Sellerio di libri d'arte e fotografia, ai quali si assocerà il figlio Antonio, solida formazione economica e gestionale. La copertina col singolare quadrotto e l’inconfondibile blu caratterizzerà tutte le opere di Andrea Camilleri, anche lui siciliano, scrittore di strabordante successo popolare, 25 milioni di copie per Sellerio e il commissario Montalbano esportato, anche televisivamente, in tutto il mondo.

Antonio Mangia fonda Aeroviaggi SpA. a Palermo, nel 1973: come tour operator si specializza sul mercato francese, avvia catene charter su Sicilia e Sardegna, acquisisce i primi villaggi fino a controllare tredici strutture sulle due isole. Alla sua scomparsa, nel 2019, il figlio Marcello diventa presidente e CEO, condividendo il governo coi tre fratelli, coadiuvato dalla terza generazione di famiglia. Grazie a un rebranding totale, nel 2021 Aeroviaggi diventa Mangia’s Resort and Clubs e nel 2022 sigla una partnership strategica col fondo USA Blackstone/HIP.

Sellerio e Mangia’s sono fedeli, da mezzo secolo, alla sede palermitana, nonostante le sirene metropolitane (tanto per l’editoria che per il turismo, la capitale è Milano); in entrambe il controllo è ancora saldamente in mano alla famiglia fondatrice; il core-business è limitato a territori noti ed esplorati (il giallo di qualità di Carofiglio e Manzini per Sellerio, resort non pacchetti per Mangia’s); infine, la sicilianità, mirabilmente espressa nel monologo di Burt Lancaster/ principe di Salina, dal Gattopardo di Visconti e Tomasi di Lampedusa: “I siciliani non vorranno mai migliorare, perché si considerano perfetti. All’ufficiale inglese che mi chiese cosa venissero a fare i garibaldini in Sicilia, risposi: ‘A insegnarci le buone creanze. Ma non ci riusciranno, perché noi siamo Dei. Risero, ma non credo che capissero...”.

3. Iperborea e Giver, il nord come stella polare - Milanese, ma con prolungate permanenze all’estero, Emilia Lodigiani fonda Iperborea nel 1987, tempo dopo aver pubblicato il saggio “Invito alla lettura di J.R.R. Tolkien” (l'autore inglese de “Il Signore degli Anelli”, all’epoca misconosciuto). Da allora, la mission di Iperborea è stata quella di diffondere la letteratura nord-europea in Italia: dai classici ai premi Nobel, con autori dei Paesi scandinavi (Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia), ma anche baltici, olandesi, tedeschi, canadesi, islandesi (incluse le antiche saghe medioevali). Il formato dei libri è unico, nel panorama editoriale italiano, 10 x 20cm: “il formato dell'antico mattone di cotto, ovvero l'oggetto più maneggevole inventato dall'uomo, e in più con l'idea di libri-mattoni (ovviamente non nel senso di noiosi e pesanti, ma nel senso di costruttivi) che contribuissero a costruire la personalità, la mente e l'anima del lettore”.

Giver Viaggi e Crociere ha appena compiuto 75 anni: fondata a Genova nel 1949, nel 1967 inizia l’attività di tour operating programmando, per i successivi 30 anni, crociere full charter nei mari Mediterraneo, Baltico e del Nord. Specializzatasi nel Grande Nord (a sua volta marchio registrato) diventa il tour operator di riferimento per Scandinavia e Islanda. Da anni Giver ha una programmazione charter su Rovaniemi, il villaggio di Babbo Natale, Bodø e Tromsø, ed è Agente Principale per l’Italia di Hurtigruten, il Postale dei Fiordi Norvegesi e isole Svalbard/Spitsbergen, Islanda, Groenlandia, Alaska, Antartide. Mai fatto lungo raggio, mai lontanamente pensato al Mare Italia (però di scandinavi che verrebbero volentieri a Monterosso o a Sanremo ce ne sono...).

Tra Iperborea e Giver l’assonanza è manifesta: una passione, anzi, un amore unico e insostituibile, per i Paesi del Nord Europa e per il loro stile di vita. Perché diversi da noi, perché lì è nato il welfare, perché la parità tra uomo e donna è un fatto acquisito. E perché, prosaicamente parlando, lassù un contratto è un contratto: che sia con Hurtigruten o con un Premio Nobel.

4. e/o e Idee per Viaggiare, romani giovani e arrembanti - e/o (che sta per est/ovest) pubblica Elena Ferrante de ‘L’amica geniale’, fenomeno editoriale di portata mondiale, scippandolo alle grandi e ricche case editrici milanesi; il t.o. romano clamorosamente cresciuto, al cui fondatore - presentatosi timidamente alla prima riunione coi grandi t.o. dell’epoca - veniva indirizzato un sussiegoso “Idee chi?!”

5. La nave di Teseo e Creo, meglio soli che male accompagnati - Il vascello degli Argonauti fondato per dispetto da Umberto Eco con pochi amici (Elisabetta Sgarbi, a capo oggi), quando la sua Bompiani stava per finire in Mondadori (via RCS Libri) e l’autore de “Il nome della rosa” non poteva tollerare di essere pubblicato dal nemico Silvio Berlusconi; il tour operator marchigiano nato dalla meglio gioventù di Eden Viaggi, quando Nardo Filippetti vendette ad Alpitour e il timore di non poter più lavorare come prima divenne concreto.

6. Rizzoli e Viaggi del Ventaglio, i grandi non lasciano eredi - Angelo Rizzoli, da orfano di un ciabattino analfabeta (come Arnoldo Mondadori) a fondatore di un impero che spaziava dall’editoria di libri e riviste alla produzione cinematografica (“Don Camillo” e “La dolce vita”); Bruno Colombo, agronomo fondatore del secondo tour operator italiano, quando la distanza dal primo era di qualche centinaio di milioni (di lire). Troppo grandi loro, inimitabili per le generazioni che li hanno seguiti.

 

whatsup394 qI turisti USA invadono l’Italia, l’ha sancito anche il Wall Street Journal del 20 giugno: “Free-spending visitors are fueling a powerful boom in southern Europe”, boom esteso anche a Spagna, Portogallo e Grecia. Ma noi sappiamo, dai tempi di “Vacanze romane” (1953), che gli americani preferiscono noi.

Qualche numero, tratto da Eurostat: nel 2023, con 21,4 milioni di pernottamenti di turisti USA, l’Italia è leader in Europa, avendo staccato nettamente la Spagna (10,8 milioni di notti) e la Francia (9,5 milioni). Oltre 5 milioni di notti in più (+31,2%) rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemico, quando le cose andavano già bene. I turisti USA prediligono Roma (6,5 milioni di pernottamenti nel 2023, 1,7 milioni in più del 2019), seguono la Toscana (3,7 milioni, + 700mila), il Veneto (2,8 milioni, + 400mila) e la Campania (2,2 milioni, + 500mila). Roma e Firenze, Venezia e Napoli (boom nel boom) continueranno a incassare dollari a vagonate, nell’estate 2024. Anche perché il 4 luglio 2024 è stato il giorno più trafficato nella storia degli aeroporti USA.

Il Wall Street Journal - da “business and finance newspaper” - sottolinea l’impatto economico generato: i turisti USA che varcano l’Atlantico sono in media più danarosi dei connazionali che si limitano, ad esempio, ad attraversare il confine del Messico. Prediligono il lusso negli alberghi, pagano conti sontuosi ai ristoranti per cibo e vini, per abitudine lasciano grosse mance. Il cambio favorevole dollaro/euro è un altro booster per spendere senza limiti.

Perché agli americani piace tanto l’Italia? Provo a indicare quattro motivi:

1. Italia e USA sono connesse storicamente e antropologicamente - Cito solo due elementi, tra tanti: sono stimati in 25/30 milioni (su una popolazione complessiva di 341 milioni) gli statunitensi che contano una qualche ascendenza italiana in famiglia, anche perché la migrazione nel Nuovo Mondo risale addirittura a prima dell’unità d’Italia. Il secondo conflitto bellico non solo ha visto tre sbarchi successivi degli Alleati (Sicilia, Salerno e Anzio, nel 1943/44), ma ha generato il Piano Marshall che ha non poco contribuito al nostro “boom” economico degli anni ‘60.

2. Gli americani ci sono simpatici - “Americaaa’ facce Tarzan!”, esortazione rivolta ad Alberto Sordi che nuota nella “marana” (assolutamente da rivedere), nella povera ma bella Italia del dopoguerra, è memoria condivisa. Come Totò che vende la fontana di Trevi al “paisa’” americano (“Totò truffa”, 1961). Da sempre - nonostante momenti di crisi, dal Vietnam alla Guerra Fredda - i cittadini USA sanno che da noi saranno accolti con simpatia e curiosità, senza pregiudizi di lingua o di colore.

3. L’Italia è un Paese sicuro - Con due conflitti in corso ai confini dell’Europa e gli USA da 80 anni prima potenza bellica al mondo è evidente che un americano non si sente a proprio agio dappertutto. Le nostre città sono sicure, rispetto ad altre metropoli europee; la piccola delinquenza è sotto controllo e al peggio può accadere che ti spacchino un vetro dell’auto a noleggio; la piaga della droga (da loro il Fentanyl sta facendo una strage) appartiene a tempi andati.

4. Mangiare, ma soprattutto bere, costa poco - Su questo tema mi rifaccio alla TikToker USA  @ciaoamberc, da vedere qui “Da noi un cocktail costa 15/25 dollari, se togli il ghiaccio di alcool ne rimane tanto così, se vuoi patatine e noccioline li paghi extra. In Italia un buon cocktail costa 8 dollari (meno di 8 euro - ndr), di ghiaccio ce n’è poco e soprattutto ti danno proprio da mangiare, si chiama “aperitivo” ed è incluso negli 8 dollari! Il cameriere ti sorride, ti riempie il piatto e non si aspetta la mancia, perché in Italia non c’è”. Saranno contenti i camerieri italiani...

Mi fermo qui. La prossima volta che in centro incontriamo uno di quelli che girano in bermuda e ciabatte, bevono il cappuccino di pomeriggio e confondono Colombo con Garibaldi ricordiamoci che il turista americano contribuisce positivamente alla nostra bilancia dei pagamenti.