Tre cose che la moda di lusso insegna al turismo (Via Monte Napoleone docet)
Non basta: Montenapo (come i modaioli milanesi la abbreviano) è un lato del Quadrilatero della Moda, ovvero il quartiere circoscritto anche da Corso Venezia, Via Manzoni e Via della Spiga. Ecco un elenco (parziale, eh) dei brand che affollano quel chilometro quadrato: Armani, Versace, Prada, Fendi, Dolce & Gabbana, Valentino, Gianfranco Ferrè, Bottega Veneta, Bulgari, Cartier, Brunello Cucinelli, Moncler, Balenciaga, Breguet, Dior, Patek Philippe, Damiani, Missoni, Chanel, Etro, Ralph Lauren. Ci sono tutti i luxury brands, TUTTI: senza eccezioni. Ecco tre flagship store che vanno assolutamente visitati, sia perché recentemente ristrutturati (a costi milionari), sia perché rappresentano lo stato dell’arte (mondiale, non italiano) del luxury retail: Louis Vuitton, Via Monte Napoleone 2; Ferragamo, Via Monte Napoleone 3 e Gucci, Via Monte Napoleone 7. Tutti e tre stanno in 150 metri, 200 passi o poco più. Io ci sono stato, ecco tre cose che noi “turistici” dovremmo imparare: 1 - L’esperienza conta più del prodotto Le agenzie vendono viaggi, quindi il servizio è fondamentale, per convincere a spendere per qualcosa di costoso e immateriale. I negozi di moda vendono scarpe e borse: se uno entra per comprare una Gucci Bamboo 1947 Vernice Nera a € 5.500 (se non sapete cosa sia, informatevi) chi vende ha vita facile: “Ecco la borsa, grazie, vada in cassa”. Invece no, sbagliato, era così anni fa. Oggi l’acquisto è esperienza, quindi la Bamboo (come le “Marylin” di Ferragamo o la “Neverfull” di Vuitton) vanno viste nel proprio contesto, il marchio ha una sua storia, un suo mondo, un suo vissuto. Se vendi Gucci o Louis Vuitton il cliente deve comprendere, assaporare, condividere lo storytelling di Gucci o Louis Vuitton, imprese fondate rispettivamente nel 1921 e nel 1854. Anche noi abbiamo brand di questa portata: Hilton o Club Med, solo per fare due nomi. Le agenzie dovrebbero fare la stessa cosa. 2 - Un sorriso cambia la vita Attilio, formidabile CEX Manager di Ferragamo (CEX sta per Consumer Experience) lo spiega così: “Quando accolgo un cliente, la prima cosa che gli rivolgo è un sorriso, guardandolo negli occhi. E la prima domanda è: ‘Cosa posso fare per Lei?’ non ‘Cosa vuole acquistare?’. Perché stabilire una relazione è fondamentale e va fatto subito, nei primi venti secondi. E se il cliente è affezionato, la prima domanda non è: “Bentornato, cosa posso proporLe stavolta?” ma “Aspetti, mi racconti come è andato il matrimonio per il quale Lei ha comprato quelle magnifiche Mule con nastro”. La gente ama raccontarsi, una borsa o un abito possono segnare la vita, noi vendiamo sogni, non prodotti. E come tratta, Attilio, il cliente che entra in negozio e dà l’impressione di non voler comprare nulla? “Ho un bell’esempio. Tempo fa è entrato uno straniero, vestito abbastanza sciattamente, sguardo basso e ombroso. Se ne stava in un angolo, i colleghi lo ignoravano apposta, io mi avvicino, gli sorrido e gli chiedo cosa se posso essergli d’aiuto. ‘Allora” fa lui ‘Prendo quella borsa, quell’altra e pure quella lì. E quelle due là in fondo’. Il miglior cliente del giorno, e non gli avresti dato una lira”. Lezione per gli agenti che guardano i clienti “tanto questo compra su Google”… 3 - La vetrina conta, eccome Per le sue vetrine Gucci ha creato un apposito concept, denominato “Endless Narrative”, caratterizzato da un’alta libreria in legno turchese, appoggiata su un tappeto della stessa tonalità, che a volte sembra riflettersi all'infinito grazie a una serie di specchi. I vari scaffali contengono opere d'arte e statue in miniatura che richiamano figure dell’antichità, ovviamente libri e volumi d’arte, inframezzati a prodotti Gucci, mostrati anch’essi come oggetti d'arte: perché tra una “Jackie” e l’opera omnia di un Warhol non c’è poi così tanta differenza. Per Gucci “le vetrine vanno oltre la semplice funzione espositiva e diventano portali verso un mondo in cui gli oggetti ispirano e dove le storie si svolgono all'infinito, invitando il cliente ad avvicinarsi, a pensare e a scoprire nuove prospettive”. Ecco, di nuove prospettive (anche non endless) avrebbero bisogno le vetrine di molte agenzie italiane, milanesi e non...
T.O. e network: come un’azienda familiare può sopravvivere al passaggio generazionale
Federico Rampini, Corriere della Sera, 8 marzo 2025 Premesso che in Italia otto imprese su dieci sono a conduzione familiare (nel turismo anche di più, tra hotel, trasporti, tour operator, agenzie…) ecco cosa succede “dopo”: solo il 30% delle aziende familiari sopravvive con la seconda generazione, il 12% con la terza e un residuale 3% arriva alla quarta. Il passaggio generazionale, quindi, è un momento decisivo per le sorti di un’impresa, visto che ne causa la cessione o la sparizione in tre casi su quattro. Molto peggio delle crisi economiche, finanziarie o climatiche. Del tema mi sono già occupato qualche anno fa, evidenziando come la causa più frequente di fallimento del passaggio generazionale sia quando i figli, cioè gli eredi, non sono all’altezza del genitore, cioè del fondatore. Succede, purtroppo, spesso. Ribaltiamo in positivo la questione e vediamo come un’impresa possa far parte di quegli “happy few” che sopravvivono. Partiamo da una semplice tabella, che elenca (parzialmente, lo so) tour operator e network italiani - a conduzione e proprietà rigorosamente familiare – di prima, seconda e addirittura terza generazione. Aziende arrivate ai nipoti ne conosco solo due: Frigerio Viaggi di Giussano, fondata nel 1974, e Carrani Tours di Roma, che quest’anno celebra addirittura il centenario dalla fondazione. La proprietà è sempre quella della famiglia fondatrice: rispettivamente Frigerio in Brianza e De Angelis/Delfini a Roma. Dieci sono le imprese di seconda generazione, tutte note agli addetti ai lavori: dalla Mistral T.O. di Torino (fondatore Stefano Chiaraviglio, a.d. il genero Michele Serra) alla Veratour di Roma (creatura di Carlo Pompili, oggi gestita dai figli Stefano e Daniele); da Futura Vacanze di Roma (co-fondata dal “professore” Mario Brunetti e dal figlio Stefano, oggi da questi diretta) alla UVET di Milano (fondata da Francesco Patanè, condotta dal figlio Luca, con i suoi figli già in azienda). In quasi tutti i casi la seconda generazione ha fatto meglio della prima (OTA Viaggi e Viaggi dell’Elefante, per dire), ma il solo fatto di aver passato con successo il testimone agli eredi è motivo di plauso. Ho elencato anche dieci imprese di prima generazione, tra quelle che hanno già trent’anni di storia (Idee per Viaggiare, Glamour, Gattinoni, Mappamondo) a quelle appena nate (WeRoad, Creo). Per queste ultime il problema non si pone, ma per le altre sì, eccome. Eppure due sole di esse hanno già inserito i figli in azienda: Idee per Viaggiare e TH Resorts. Vediamo di dare qualche buon suggerimento alle altre: 1. Se i figli non ne vogliono sapere, dell’impresa familiare, meglio non insistere - Ci sono settori dove si guadagna (molto) di più e non si lavora sabato, domenica e feste comandate. Se l’erede vuol fare il commercialista o l’imprenditore digitale, meglio non contraddirlo. La passione per il turismo, però, può anche spuntare successivamente: Enrico Ducrot era un archeologo, Andrea Nike Curzi (figlio del founder Danilo) laureato in Storia. 2. Portare i figli in azienda, quando sono giovani, e vedere se gli piace - “Ho chiesto ai miei figli se volevano andare all’Università, mi hanno detto di no, e io gli ho risposto ‘Ah sì?! Allora domattina in azienda!”: lo racconta così, Carlo Pompili, l’inserimento degli eredi in Viajes Ecuador (l’antesignana di Veratour). Idem per Domenico e Mario Aprea, avviati nell’albergo di famiglia dal padre Stefano. Il vantaggio del nostro settore è che ha tanti comparti, ci si può occupare di commerciale o di prodotto, di design o di tecnologia, di bilanci o di personale. Però senza passione non si va da nessuna parte. 3. Un manager esterno può aiutare, se ha deleghe e fiducia - Il passaggio da attività familiar-artigianale a impresa managerial-industriale è molto difficile, nel nostro settore ancor di più. Dei primi dieci tour operator italiani, l’unico che ci è riuscito - ma grazie ai capitali della finanza - è Alpitour. TH Resorts è un unicum, perché la coesistenza tra azionariato privato, grazie al fondatore Graziano Debellini, e pubblico, grazie all’azionista Cdp, ha dato spazio a top manager di valore come Giorgio Palmucci ieri e Alberto Peroglio Longhin oggi. Un manager esterno può essere un valore aggiunto, ma solo se collocato ai vertici dell’azienda e con deleghe adeguate: Sergio Testi in Gattinoni, in passato, e Nicola Bonacchi in Glamour, oggi, ne sono testimonianza. Però accade meno frequentemente di quando dovrebbe. 4. Cedere l’impresa ai propri dipendenti è un’opzione - Si chiama “management buyout” e consiste nell’acquisizione dell’azienda da parte dei manager/dipendenti interni, che quindi assumono il ruolo di imprenditori e proseguono l’attività dell’impresa per la quale han lavorato, magari per molti anni. Operazione molto comune all’estero, poco applicata in Italia (soltanto in contesti industriali), praticamente sconosciuta nel turismo. L’unico esempio che mi risulta è quello di Viaggi del Mappamondo di Roma, grazie all’attuale presidente Andrea Mele che, entrato nel 1984 al booking dell’agenzia Ital Atlantic Express, dove Mappamondo era un marchio che identificava il ramo tour operating, avrebbe poi creato la relativa società nel 1988 e quindi nel 2001 acquisito il ramo d’azienda, insieme al socio Marco Cifani. Può essere l’unica soluzione per non cedere l’attività a terzi e - soprattutto - garantire un futuro ai dipendenti fedeli per tanti anni. Però, sotto alcuni aspetti, la soluzione migliore è quella adottata da Musk Bezos Zuckerberg...
Roberto Pagliara maestro di carving, direttore d’albergo, pescatore d’altura e kitesurfer
Maestro di carving a Cervinia Eccomi, sono il vostro maestro di carving! Scusate l’affanno, ma sono venuto giù dal Plateau Rosa sul Ventina, 11 chilometri di pura emozione, una delle piste più belle delle Alpi! Ora attendo la mia classe, una dozzina di sciatori in vacanza al Valtur Cervinia Cristallo Ski Resort: con un 80% di clientela straniera e addirittura settanta nazionalità diverse, le lezioni sono multilingue, inglese francese italiano… Qui sotto al Cervino sciare in carving è fantastico: piste larghe, pendii variabili, grandi spazi! Sulla neve gli sci lasciano scie talmente morbide e tonde che fermo tutti e le faccio fotografare... Poi, dopo una giornata così, al resort ci attende l’ “aperitivo dello sciatore”, performance e musica dal vivo: allora, con tutta la mia classe, un bombardino non può mancare! Direttore d’albergo a Dubai Fare il general manager alMarriott Resort Palm Jumeirah di Dubai è una grande avventura! Ve lo garantisco io, che ci sono arrivato qualche anno fa e ho visto enormi trasformazioni. Lo skyline, come vedete qui alle mie spalle, cambia continuamente: certo, il Burj Khalifa è sempre il grattacielo più alto del mondo, con i suoi 830 metri, cioè 8 campi di calcio uno sopra all’altro! Ma palazzi, resort e complessi commerciali continuano a spuntare come funghi. Però, quello che i nostri ospiti apprezzano di più, mare a parte, è la vita serale e notturna. Volete vedere un musical di Broadway? O uno spettacolo su un palcoscenico acquatico? O l’ultimo episodio di The Avengers in un cinema Imax 3d? Qui c’è tutto. Ma datemi sette sere e vi porto a cena in sette ristoranti gourmet, con sette cucine – dalla libanese all’argentina – diverse. Capitano di una barca di pesca d’altura, in Calabria Se non l’avete provata non sapete quali emozioni procuri: la pesca d’altura è un’esperienza che lascia il segno. Sono il capitano della Seagame Starfish 200, barca perfetta per la pesca d’avventura, nel magnifico e pescosissimo Mar Ionio. Mi hanno chiamato qui al Calabria Maritim Resort perché il nuovo villaggio Valtur vuol proporre ai propri ospiti un’esperienza unica. La battuta di pesca ideale dura tutto il giorno, per ogni tipo di tecnica che si vuol praticare: vi spiegherò la differenza tra traina col vivo, vertical e drifting, ma soprattutto vi prometto una grande giornata di mare e di sole. Poi, se saremo fortunati, raggiungeremo l’obbiettivo che ognuno di noi pescatori si prefigge prima di uscire in mare: la cattura del BIG FISH! Kitesurfer in Sardegna Il vento. Non serve altro, il vento. Per fare evoluzioni folli in kitesurf, qui al Nicolaus Prima Villas Resort di Castiadas, serve solo che soffino maestrale o scirocco: per i principianti bastano pochi nodi, ma quando si superano i 20 e più allora sì che le onde possono superare il metro di altezza, ideali per il freestyle e il wave riding. Ve lo dico io, che nasco wind-surfer a Ostuni, ma poi mi sono lasciato catturare dall’adrenalina del kitesurf. E chi non salta sulle onde, può starsene in spiaggia e godersi le evoluzioni dei kitesurfer della mia classe: uno spettacolo, con lo sfondo del mare turchese e del cielo spazzato dalle nuvole. E poi, al ritorno alla base, una birra gelata. Cosa vuoi di più, qui in Sardegna?!
Anno 2045: il turismo in Italia tra vent’anni, tra realtà e distopia
Ecco come sarà il turismo in Italia nel 2045 (ovviamente non considerando guerre e incidenti vari): Gen Z e Generazione Alpha saranno i maggiori consumatori di viaggi - Nel 2045 i Gen Z avranno da 33 a 48 anni e la Generazione Alpha da 20 a 32 anni, quindi rappresenteranno la fascia di mercato più numerosa e più ricca, essendo in piena fase lavorativa/produttiva. Le tendenze che già manifestano oggi saranno abitudini ormai inveterate: non si parlerà più di work-life balance perché lavoreranno di meno, in gran parte in smart-working, il south-working sarà diffuso (regioni come Sicilia e Canarie saranno colonizzate da nomadi digitali) e quindi avranno un sacco di tempo libero. La sostenibilità sarà dappertutto: viaggeranno solo con compagnie aeree e croceristi che utilizzino il SAF Sustainable Aviation Fuel; affitteranno auto rigorosamente elettriche e a condizione che l’elettricità sia prodotta da fonti rinnovabili; quando visiteranno Paesi in via di sviluppo si assicureranno che la maggior parte delle spese sostenute in loco vada a favore della popolazione locale. L’overtourism non esisterà più e i centri storici saranno i più belli di sempre - Le grandi città d’arte saranno accessibili solo previa registrazione su apposita app e il numero chiuso sarà dappertutto. Venezia e Firenze, Capri e le Cinque Terre torneranno ai fasti delle origini, si potrà passeggiare tranquillamente e farsi una foto (i selfie saranno passati di moda da tempo) senza gente intorno. Per visitare il Colosseo o fare una gita alla Grotta Azzurra di Capri sarà necessario prenotare con mesi o anni di anticipo, ma l’esperienza sarà unica. I centri storici saranno restituiti ai cittadini perché un accordo col colosso Airbnb avrà limitato enormemente il numero di appartamenti disponibili per affitti temporanei. Il biglietto d’ingresso a Venezia o a Portofino costerà decine o centinaia di euro (comanderà lo yield), ma si potrà pagare in criptovaluta o in rate decennali con Scalapay. Tutto sarà digitale ed elettronico, la carta sparita per sempre - Scelta, prenotazione, pagamento e fruizione dei viaggi saranno dominati dall’intelligenza artificiale generativa. Colossi come Booking.com, Amazon e Ctrip gestiranno flussi turistici di miliardi di persone e per comprare un viaggio di nozze basterà un semplice prompt ad Alexa: “Organizzami un viaggio di nozze indimenticabile, sulla base dei nostri gusti, delle nostre agende, di quanto abbiamo sul conto corrente e di quanto riceveremo come lista nozze”. Passaporti, carte d’imbarco e documenti di viaggio non esisteranno più, le postazioni di FaceBoarding saranno dappertutto e si pagherà tutto con un semplice battito di ciglia. Ovviamente saranno spariti contanti, assegni e carte di credito. Acquisti e souvenir comprati all’estero ti saranno recapitati sul balcone, quando sarai tornato a casa, con un drone. Agenzie di viaggi e guide turistiche saranno poche e costosissime - Visto che la maggior parte dei viaggi sarà organizzata dall’AI, le agenzie di viaggi chiuderanno e ne rimarrà solo qualche centinaio, gestito da consulenti di altissimo livello professionale, grande padronanza della tecnologia ma soprattutto con un portafoglio clienti affezionati e âgée (Millennials e Generazione X, i Baby Boomer superstiti saranno ormai troppo vecchi per viaggiare). Disegneranno itinerari personalizzati, ma soprattutto avranno accesso a luoghi accessibili a pochi: una udienza privata dal Papa, un posto sulla navetta SpaceX per un week-end sulla Luna, un pranzo con l’attore premio Oscar. La loro consulenza costerà come quella di un avvocato o di un commercialista affermato. Idem per le guide, che saranno in massima parte sostituite da ologrammi generati dall’AI, che parleranno qualsiasi lingua e conosceranno perfettamente i desideri – manifesti e nascosti – del cliente che li ha ingaggiati. Le poche guide rimaste saranno delle star, avranno liste d’attesa di mesi e saranno scelte perché permetteranno di rivivere l’ormai remota esperienza di visitare la Cappella Sistina con una persona in carne e ossa che te la spiega. Si andrà in treno da Milano a Roma in meno di un’ora. Ma a Roma Termini si farà la fila per i taxi (volanti).
Un “caso Tortora” nel turismo: Carmelo Patti scagionato post-mortem
Carmelo Patti è scomparso nel 2016 e la vicenda che ha distrutto la sua vita, quella dei suoi familiari (la figlia Maria Concetta in primis) e quella di Valtur (gestita appunto per una quindicina di anni, dal 1998 al 2012) è troppo datata per guadagnare le prime pagine. Utile, allora, riprendere il filo di quella amara vicenda: a seguito degli ingenti debiti accumulati negli anni precedenti (si parlava di 300 milioni di euro, di cui 62 verso il sistema bancario, 85 verso i fornitori e 92 nei confronti dell'Erario e dell'Inps, ma alcuni stimavano fossero 500) e alla conseguente applicazione della Legge Marzano, a ottobre 2011 Valtur SpA veniva ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria e affidata ai commissari Daniele Discepolo, Stefano Coen e Andrea Gemma; a ottobre 2013 Orovacanze Srl vinceva la gara indetta dal Ministero dello Sviluppo Economico e Franjo Ljuljdjuraj ne diventava il dominus; meno di tre anni dopo, ad aprile 2016 Franjo cedeva il pacchetto di maggioranza alla Investindustrial del finanziere Andrea Bonomi, che dopo soli due anni usciva malamente di scena. Il glorioso marchio Valtur veniva quindi messo all’asta dal Tribunale di Milano, Sezione fallimentare, con aggiudicazione (a mio parere lodevole) a Nicolaus, il 18 luglio 2018. Il sequestro dei beni avviene ancora dopo, come riportava il Corriere della Sera del 24 novembre 2018: “L’imprenditore che nel 1998 rilevò la Valtur, Carmelo Patti, è morto da quasi tre anni, ma dopo una lunga inchiesta per mafia, un clamoroso decreto di sequestro e confisca si abbatte sui suoi eredi. Una batosta valutata prudenzialmente intorno a un miliardo e mezzo di euro. Un durissimo provvedimento notificato stamane anche alla figlia Paola, per tanto tempo amministratore delegato della importante catena turistica”. E prosegue:”Il decreto emesso al Tribunale di Trapani viene considerato ‘uno dei procedimenti più rilevanti nella storia giudiziaria italiana’ anche perché il patrimonio composto da immobili, campi dal golf, residence, costosissime imbarcazioni e beni preziosi viene collegato ‘alla disponibilità della famiglia mafiosa di Castelvetrano’. Riferimento esplicito alla città di Matteo Messina Denaro”. Nel 2018, per il Tribunale di Trapani Carmelo Patti era complice e sodale di Matteo Messina Denaro. Sei anni dopo, nel 2024, il mafioso è stato catturato ed è deceduto in carcere. I beni confiscati (o meglio, quello che ne è rimasto) vengono restituiti agli eredi, ma Carmelo Patti è scomparso da anni e l’onore non glielo restituisce più nessuno.
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