CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

whatsup 290 qHo partecipato a dieci webinar in tre giorni. Promossi da associazioni di categoria e tour operator, da società di consulenza e manager di buona volontà, tutti dedicati all’emergenza che stiamo attraversando e a come uscirne fuori. Ho sperimentato Gotowebinar e Cisco Webex Meeting, ho imparato un sacco di cose e ho assistito a micidiali cappellate (si può dire cappellate?). Ecco un vademecum per fare un buon webinar, fermo restando quanto dichiara il cantautore Brunori Sas: “Gli streaming sono surrogati dei concerti ancor peggiori di quanto sia l’orzo rispetto al caffè. Roba che puoi farti propinare solo se non c’è l’originale”. I webinar ci vengono propinati soprattutto perché non ci possiamo vedere di persona e stringere la mano.

1) Il webinar non è una diretta su Facebook né una conference call. Quindi non vale il tono da cazzeggio (si può dire cazzeggio?) da social, né equivale alla telefonata con i colleghi che lavorano lontano. Il webinar assomiglia di più a un seminario (appunto, web + seminar) o a un convegno, con i relatori che parlano a una webcam e il pubblico che assiste tramite il monitor, ma con alcune fondamentali differenze. Del relatore si vede solo il volto, quindi non può comunicare né con le mani né con il corpo: tutto è concentrato in pochi centimetri quadrati. Volto che dev’essere ben rasato per un uomo e sobriamente truccato per una donna. Capelli in ordine per entrambi. Attenti al busto: ho visto il webinar del CEO di un’azienda quotata che indossava un maglioncino con sotto, in bella evidenza, la maglia della salute. Ho visto un manager con la barba di 20 giorni (appunto, l’inizio del lockout). Non dico la cravatta, ma una camicia bianca ben stirata, sia per lei che per lui, è l’ideale.

2) Dettagli sottovalutati: sfondo, inquadratura e voce. Di questi tempi, il webinar si fa da casa, quindi lo sfondo è fondamentale. A Propaganda Live su La 7 hanno capito tutto. Perfetta la classica libreria o una parete neutra, meglio ancora con il logo della propria azienda, riportato distrattamente su un papiro egiziano o su un batik indonesiano. Evitare scaffali desolatamente vuoti, ripiani con i testi di scuola delle medie, copertine di libri ambigui (chessò, Il kamasutra nell’India del VI secolo o Il libro delle barzellette di Totti) e soprammobili di dubbio gusto (il busto di Lenin o le bomboniere della prima comunione, per dire). La luce è importante, visto che l’unica cosa che si vede è il volto. Ho assistito a webinar nei quali il relatore era al buio e alle sue spalle si accendeva un tramonto di fuoco; ho visto relatori miopi che non volevano usare gli occhiali per leggere la chat, quindi di loro si vedeva soltanto naso, mento e collo. Se il volto è importante, la voce ancora di più: parlare scandendo bene le parole, usare terminologia da convegno (quindi niente “annamo, su”“uè, raga”) e soprattutto rivolgersi al microfono del laptop e non andare in giro per la stanza ad annaffiare le piante.

3) Pericolo: quando si è in tanti a parlare e in tantissimi ad assistere. Il webinar più semplice è il “one to many”; uno parla, tutti gli altri assistono (meglio se passivamente). Quando i relatori sono due, quattro o più le cose si complicano. Peggio quando i relatori sono tanti e chi assiste può interagire con loro. Qualche consiglio per non cadere nello svacco da tinello (si può dire tinello?). Un moderatore è sempre utile: permette al relatore di essere concentrato sullo speech, controlla i tempi e fa da tramite con gli spettatori. Domande sì o no? Sì, ma scritte. Lo speaker parla per i suoi 20 minuti (dopo, la soglia di attenzione si inabissa) e quindi risponde alle domande della platea, lette dal moderatore, che le seleziona. Perché il pericolo è che a una domanda tipo “Quali sono le conseguenze a livello fiscale del decreto liquidità?” segua “Io sono un parrucchiere, quand’è che posso riaprire?”. Ma quanto dura ‘sto webinar? A tutti piace parlare, anche dal tinello, soprattutto se non interrotti. Quindi la tendenza a sforare c’è ed è alimentata da un “non detto” che suona più o meno così: “Stiamo tutti a casa, non abbiamo un piffero (si può dire piffero?) da fare, che differenza c’è tra 60 o 90 (o 120 minuti)?!”. C’è eccome, quindi i tempi si rispettano, e ci si scusa se si va lungo.

4) Il post webinar è importante quanto l’inizio. Due errori che ho constatato in 8 webinar su 10: le slide che il relatore ha presentato, e promesso che avrebbe mandato a tutti, non mi sono mai arrivate. A saperlo avrei preso appunti; anzi, avrei fotografato lo schermo con l’iPhone, che si fa prima. Secondo, il moderatore ha promesso che gli spettatori avrebbero ricevuto risposta privata alle domande alle quali il relatore non ha potuto rispondere, per mancanza di tempo: dopo, nessuno si è fatto vivo. Allora vien da pensare che abbiano avuto risposta le domande “pettinate” più di altre.

Chiudo. In nessuno, ripeto, in nessuno dei miei 10 webinar ho visto il relatore fare un bel sorriso alla web cam e quindi al suo pubblico da casa. Perché? Va bene, è l’8 aprile 2020, il momento è tragico, non si può scherzare con le vite altrui e siamo tutti nella m (questo non si può dire). Però un sorriso di incoraggiamento, aperto e sincero, apre comunque il cuore.

 

avoris globalia comboSembrava un’operazione finanziaria da manuale, invece... Premessa: manca solo il placet dell’Autorità Garante della Concorrenza (come testimonia il comunicato stampa diffuso da Globalia), poi l’accordo siglato il 25 novembre 2019 da Simón Pedro Barceló e Javier Hidalgo sarà efficace e porterà alla fusione della divisione Ávoris del Gruppo Barcelò con quella corrispondente di Globalia. Nascerà un colosso da 3,7 miliardi di euro di fatturato annuale, 35 marchi in portafoglio, oltre 6.000 dipendenti e 1.500 agenzie di viaggi. Barceló porterà in dote il marchio B the Travel, Catai, Rhodasol, Bedtoyou, BCD Travels e BCD Meetings & Events; oltre alla compagnia aerea Evelop, che dispone di sei aeromobili. Da parte sua, Globalia metterà a fattor comune Halcón Viajes, Viajes Ecuador, Geomoon, Travelplan, Welcome, Globalia Meetings & Events, Globalia Corporate Travel e Globalia Autocares. Tutto bene: no, perché esattamente una settimana dopo, stavolta da Barcelò si viene a sapere che “il 2 dicembre 2019 Gabriel Subías ha annunciato che lascerà, dopo 8 anni e di comune accordo con il Gruppo Barcelò, la posizione di CEO di Ávoris”. Non è un’uscita indolore, visto che Subías è stato l’artefice dell’accordo Barcelò/Globalia e sarebbe probabilmente divenuto il CEO della nuova società. Non basta, perché sette giorni dopo, il 9 dicembre, apprendiamo da preferente.com che lascerà anche il direttore generale di Ávoris: chi è? Alejandro Subías, fratello di Gabriel ed entrato anche lui in Ávoris nel 2011, dove “ha guidato l’espansione nazionale e internazionale di Ávoris, moltiplicando per sei volte le sue dimensioni iniziali”. Insomma, con i fratelli Subías (CEO e DG) fuori, non una fusione che nasce sotto i migliori auspici. Tanto per rivangare il passato, entrambi i gruppi con sede a Palma de Mallorca vantano esperienze non felici col mercato italiano: partita lancia in resta, a luglio 2018 Barcelò è stata sconfitta da Alpitour nello scontro per l’acquisto di Eden; nell’ormai remoto 2010 Globalia portò il suo t.o. Travelplan in Italia, ma l’operazione venne chiusa solo due anni dopo.

 

neckerman logoCrollata Thomas Cook (può accadere anche in Italia? no, leggi qui) anche la controllata tedesca Thomas Cook Germany esce di scena, sommersa dai debiti e invendibile. Peccato, perché se Thomas Cook è stato il primo tour operator al mondo, nel portafoglio della partecipata tedesca si trovava anche Neckermann Reisen, che per decenni, nel secolo scorso, è stata un’icona del turismo tedesco, grazie al notissimo logo giallo e blu e ai suoi clienti, chiamati addirittura Neckermänner, ovvero “uomini di Neckermann”. Thomas Cook Germany ha cessato le operazioni il 1^ dicembre 2019, lasciato a casa 2000 dipendenti e cancellato i marchi Neckermann ed Air Marin, mentre Öger Tours e Bucher Reisen vengono salvati da Anex Tour, arrembante tour operator turco condotto da Neşet Koçkar.

 

metamondo arkusE’ il segno inequivocabile: digiti www.metamondo.it sul browser e - dopo qualche secondo di speranza - appare inequivocabile la scritta “Impossibile raggiungere il sito”. Fine della storia: Metamondo esce di scena, come Best Tours, Viaggi di Atlantide e Amandatour. Tutti affondati nel 2019, tutti trascinati nel gorgo provocato da Arkus Network, che solo otto mesi fa, ad aprile 2019, si proponeva, alle spalle di Alpitour e Uvet, come ambizioso “terzo polo”. Il paradosso non è tanto che sia stato il Palermo Calcio ad affossare Arkus Network, ma la constatazione che più di un’agenzia di viaggi abbia venduto Metamondo, la scorsa estate, per poi ritrovarsi i clienti lasciati a terra, con inevitabile e defatigante strascico legale. Una semplice domanda: “Caro collega, ma dov’eri la scorsa estate? I giornali non li leggevi? I blog degli agenti neanche? Perché qualche sospetto sarebbe dovuto venirti...".

 

volonline logoVolonline, tour operator (ma la definizione gli va stretta) fondato a Milano da Luigi Deli cambia volto, con un nuovo marchio e il restyling del sito internet. La ‘V’ iniziale diventa un elemento grafico a sé, che richiama il mare e le onde, e simboleggia lo spirito innovativo dell’operatore. Il payoff “human travel experience” pone l’accento sulle soluzioni di viaggio tailor made, proposte da Volonline ai propri clienti, che offrono esperienze uniche e personalizzate. Il restyling del sito permette appunto un’esperienza di navigazione più dinamica e personalizzata. Soli sette anni di storia, da 5 a 63 dipendenti, fatturato in crescita a due cifre: la Fly4You Srl di Luigi Deli non è più solo un newcomer, nel panorama turistico italiano.