“Entro il 20 novembre 2013 faremo una conferenza stampa nazionale” e “Punteremo tantissimo sulla formazione dei dipendenti, sono circondato da persone piene di motivazione e passione, un aspetto che mi ha commosso”. Sono le più recenti dichiarazioni di Franjo Ljuljdjuraj, fondatore di Orovacanze e assegnatario di Valtur (31.10.2103) dopo due anni di travagliato commissariamento. Solo che risalgono al 7 novembre scorso, e da allora è calato il silenzio. Nel frattempo, i dipendenti della “nuova” Valtur si sono ridotti a poco più di 100, da oltre 200 che erano. Il direttore commerciale storico, Gabriele Rispoli, ha rassegnato le dimissioni. I tre ex commissari pretendono che Luca Patanè (titolare del Gruppo Uvet e concorrente di Ljuljdjuraj nella gara di assegnazione) ritiri improvvide dichiarazioni sulla “gara già scritta” che avrebbe rilasciato, ma lui smentisce. Sul sito di Orovacanze non si parla di Valtur, su quello di Valtur non c’è traccia di Orovacanze (anzi, c’è ancora un bel link a Valtur S.p.A. in Amministrazione Straordinaria (clicca qui). “Siamo tutti Valtur” scrivevo due anni fa. Ma Franjo Ljuljdjuraj non deve fare come Erick Tohir, che - comprata l’Inter da Moratti - non ha ancora combinato un bel nulla.
Yoox (e-store multi-brand di moda, design e arte) fondato nel 2003 dal bolognese Federico Marchetti e quotato sul listino principale della Borsa di Milano solo 4 anni fa, ha chiuso il 2013 col botto. Con un rialzo del 173,49% in dodici mesi, è stato il miglior titolo dell’anno, battendo colossi quali Fonsai e Mediaset. Magnifico esempio di start-up tutta italiana, a dicembre 2013 Yoox è entrata nel Ftse Mib, ovvero nel ristretto gruppo di 40 titoli a più alta capitalizzazione della Borsa italiana. Yoox sfrutta l’onda lunga della crescita dell’eCommerce in Italia, che Netcomm Politecnico di Milano certifica aver raggiunto 11 miliardi di euro, nel 2013, e nell’ambito del quale il turismo fa sempre la parte del leone (quasi 5 miliardi, il 43% del totale). Dopo il fallimento di Ventaglio, il solo t.o. quotato è i Grandi Viaggi, tutte gli altri se ne guardano bene. Si dice che Bravofly, sebbene da tempo con sede a Chiasso, potrebbe provarci. Le IPO 2013 sono andate bene, perché no?!
Neanche loro l’avrebbero immaginato, solo un anno fa: Luca Battifora, con trascorsi in Alpitour e G40, nel 2013 è diventato direttore generale Hotelplan Italia, alle prese con un piano di ristrutturazione da lacrime e sangue. Marco Cisini, una carriera tutta in Hotelplan, ha coinvolto nel business Alessandro Rossoe da marzo 2013 è CEO Best Tours Italia SpA. A unirli, oltre alla relativamente giovane età, in una gerontocratica Italia, l’impegno a rilanciare tre t.o. che hanno segnato il turismo in Italia. Come sono andati i primi mesi? “Il piano prevedeva una robusta riorganizzazione interna, a livello sia di personale che di prodotto” racconta Battifora “Col portafoglio attuale non possiamo lavorare con più di duemila agenzie, con le quali vogliamo instaurare un rapporto continuativo. Questo vale anche per i network (Hotelplan detiene un terzo delle quote di Gattinoni Travel Network - ndr): i contratti sono in scadenza, vedremo...”. “Per Best Tours Italia la partnership con Uvet ha funzionato” puntualizza Cisini “Le presenze al Santo Stefano Resort(ex Valtur - ndr) sull’isola della Maddalena hanno in parte ridimensionato le perdite sul Mar Rosso. Dobbiamo lavorare su Kuoni. Intanto il Gruppo ha aperto due sedi in Cina, a Shangai e a Pechino, cercheremo clienti anche da laggiù".
Si chiama “Custom Shop” ed è il nuovo servizio predisposto da Quality Group per rispondere a un mercato sempre più attento alla specializzazione. “I Custom Shop sono reparti operativi specializzati, presenti all’interno di ogni operatore del Quality Group, ai quali gli agenti possono rivolgersi per la personalizzazione di un tour o di alcuni servizi” racconta il dir. commerciale Marco Peci“Da sempre Quality Group realizza viaggi su misura di alto profilo: data la quantità e qualità delle richieste che riceviamo, abbiamo deciso di dedicare 39 professionisti del nostro team, scelti tra coloro con più esperienza e attitudine alla costruzione su misura. Non si accede al Custom Shop per collocazione commerciale dell’agenzia, o per numero telefonico, ma per contenuto della richiesta. In questo modo i nostri più valorosi artigiani sono coinvolti solo laddove necessario”. Ne avranno di lavoro, i 39 “valorosi artigiani” del consorzio torinese guidato dal presidente Michele Serra.
Saltano per aria in cinque: My Africa, Un Altro Sole, Alba Tour, My Son e Columbus
L’esordio era avvenuto col botto: il Wall Street Journal, edizione europea, il 5 giugno 2013 pubblicava la notizia: “Clear Leisure PLC ha incrementato la propria partecipazione in ORH SpA al 73,43 %, dal precedente 60,82 %. Tale incremento è il risultato della vendita di un hotel in costruzione in Mozambico a Vincenzo Presti, direttore e azionista di ORH, in cambio della cessione delle sue quote. Presti non ha quindi più partecipazioni in ORH e ha lasciato il consiglio di amministrazione. ORH ha inoltre acquisito il marchio e l’attività di Columbus dal tribunale fallimentare di Genova per un importo nominale”.Il marchio Columbus, coinvolto nel fallimento di Ventaglio nel 2010, rinasceva quindi dalle proprie ceneri grazie a ORH Tour SpA (socio unico ORH Spa), parte del gruppo inglese Clear Leisure PLC, quotato alla borsa di Londra sul mercato AIM (Alternative Investment Market). ORH Tour detiene partecipazioni in catene alberghiere, parchi a tema e ristorazione, oltre che cinque marchi di t.o.: My Africa, Un Altro Sole, Alba Tour, My Son e il rinato Columbus. La divisione italiana è guidata dal dir. commerciale e marketing Marco Sbrizzi (in foto) e dall’a.d. Alfredo Maria Villa. Infatti è Villa che, il 5 ottobre 2013, comunica la sospensione delle attività “a causa della debolezza della domanda nazionale di servizi turistici legata alla recessione in atto, dell’esposizione rilevante nei confronti di clienti importanti e della situazione negativa di contesti aziendali”. Mah, come l’agenzia di viaggi spiega con dovizia di particolari, “la situazione non sarà brillante, ma bisognerà che qualcuno spieghi alle agenzie, che a quanto pare stavano vendendo bene i marchi di Clear Leisure, come e perché ora tutto si è fermato”. Se lo chiedono in tanti.