Cominciano a vedersi gli effetti della “cura Gilardi” sul t.o. riminese presieduto da Leonardo Patacconi, trascorsi ormai 5 mesi dall’arrivo a Rimini, come direttore generale, di Andrea Gilardi. Tre i piani sui quali il manager milanese è intervenuto: primo, l’immagine, visto che quella di Condor risentiva di tutti i suoi sessant’anni di storia. Al logo tradizionale si affianca il pay-off “La Vacanza Pop”, nel senso di “popolare”, “democratica” e dal rapporto qualità/prezzo conveniente, con l’obiettivo di allargare la base di clienti alla quale proporre un bouquet di destinazioni più ampio che in passato. Il termine “Pop” si declina nell’ambito dei tour guidati (Pop Tour, come quello sulle orme del Che Guevara a Cuba, studiato direttamente dal figlio dell'eroe argentino), oppure nei prodotti Top of the Pop (resort 5 stelle per chi cerca una vacanza più “aspirazionale”) e negli hotel denominati Pop Star (strutture note sul mercato italiano, commercializzate a prezzi di favore). Quindi, il coloratissimo (pop, appunto) catalogo estate 2018 propone cinque strutture in esclusiva, come mai accaduto prima, identificate come “Casa Condor” e collocate a Nosy Be, Zanzibar, Marsa Alam, Formentera e La Havana. Infine, avvio di una partnership biennale con la TrustForce di Gian Paolo Vairo, che mette in campo 10 sales manager attivi su tre/quarti delle province italiane e destinati a incrementare il numero di agenzie (oggi 2.300) che vendono pacchetti Condor. Come Ezio Birondi (vedi Ipse Dixit - link a Ipse Dixit in bianca) pare che alle proprietà - per far superare ai t.o. tradizionali (Condor e Settemari lo erano, eccome) la crisi che ha falcidiato la categoria - servano manager rigorosamente esterni. E under 50.
Immaginate la scena (di fantasia, ovvio): siamo in tribunale e l’imputato è Igor Asciutto, titolare di Balkan Express, che il 21 dicembre 2017 ha comunicato la sospensione della programmazione su Sharm El Sheikh fino al 28 marzo 2018, lasciando a terra almeno 3mila malcapitati. Chi avesse perso qualche puntata, qui trova il riassunto. La Corte: “Imputato Asciutto, Lei è accusato di aver frantumato i sogni di migliaia di vacanzieri e di aver messo in difficoltà centinaia di agenzie, con l’aggravante del periodo natalizio. Di fronte a questa Corte, si dichiari colpevole o innocente!”. “Innocente, lo giuro! È tutta colpa di Sun International!" proclama Asciutto. Ora vi spiego perché. Premessa, Igor Asciutto ha una storia complessa: personale, perché figlio di padre siciliano e madre montenegrina, trasferitosi adolescente ad Atene, poi in Croazia (durante la guerra con la Serbia) e infine a Pescara; professionale, perché Balkan Express è la seconda delle sue attività imprenditoriali nel turismo, essendo la prima - Mare Nostrum - finita non bene. Imprenditore vecchia maniera, di quelli che ci mettono i soldi e la faccia. Il rischio è alto, il default dietro l’angolo. Balkan Express dichiara 20 milioni di fatturato nel 2016, fa grandi numeri su Medjugorje, sulla ex Jugoslavia e sul Mar Rosso, ma soprattutto è amata (il termine non è eccessivo) al centro-sud, dove ricopre le facciate degli edifici di Napoli e Bari con coloratissimi manifesti 6x3 “A Sharm con 240 euro”. Qualche intoppo c’era già stato (a giugno 2017 la programmazione sulla Spagna era stata bruscamente interrotta), ma nulla in confronto al blocco di Sharm. Le attenuanti che porto a favore di Asciutto sono tre: primo, Balkan Express ha offerto alle agenzie del sud un prodotto che non c’era (nessuno opera tanti voli diretti da Napoli e Bari per Sharm) quindi ha fatto maturare loro belle commissioni. Secondo, Balkan Express vende a prezzi discount (i 240 euro di Sharm, in certe date, sono veri) quindi sottrae clienti al web, visto che il suo target è la fascia medio-bassa del mercato, quella che “Sharm a 1000 euro per due adulti + bambino, altrimenti andiamo dai parenti a Tropea”. Terzo, Balkan Express non ha raccontato balle sul prodotto: nel 2017 a Corfù, in occasione di un educ-tour, ho visitato personalmente un residence che definire a una stella era tanto, e costava meno di una cena milanese. La descrizione di Asciutto agli agenti: “Occhio, è un posto per studenti, quelli vengono qui per la movida, tornano la mattina dopo, dormono vestiti... Se non glielo vendete voi, questo posto, se lo comprano sul web!”. Tutto considerato, può darsi che Asciutto abbia sbagliato. Tuttavia, una cospicua parte di aficionados lo ha già assolto: basta vedere i gruppi su FB, comprese le agenzie che hanno voluto rimborsare di tasca propria i clienti lasciati a terra. C’è di peggio, in giro. Tutto considerato, mi appello alla clemenza della Corte.
Cos’hanno in comune Matteo Renzi, Elena David e Fiorello
Dopo settimane di rumors, è ufficiale: la CEO di Valtur resta al suo posto e Gabriele Del Torchio, ex a.d. di Alitalia ai tempi della mancata vendita ad Air France, la affiancherà nel difficile percorso di ristrutturazione. Elena David è toscana, guarda caso, come il politico più chiacchierato degli ultimi anni, Matteo Renzi. Ecco, cos’hanno in comune il 43enne di Rignano sull’Arno e la dirigente poco più âgée, nata a Prato, oltre la toscanità? Molto, ora ve lo spiego. Quando si è insediata come CEO Valtur, esattamente 15 mesi fa, Elena David è stata accolta con squilli di tromba e rullo di tamburi. Curriculum manageriale impeccabile, presidenza in associazioni di categoria, standing invidiabile, una delle poche (veramente poche, purtroppo) donne che contano nel turismo italiano. Come Matteo Renzi, il più giovane Presidente del Consiglio della storia, messo in crisi dal referendum del 2016, oggi alle prese con una faticosa campagna elettorale. Entrambi, celebrati all’inizio e poi messi via via in discussione. Renzi e la David si sono presentati come salvatori della patria. Il primo per carattere e atteggiamento, innati entrambi. La seconda perché investita del ruolo da Investindustrial, che solo pochi mesi prima aveva messo sul piatto un pacchetto di milioni per rilevare brand e debiti da Franjo Ljuljdjurai. Si sa che ai finanzieri piace guadagnare, ma spiace molto più perdere, quindi la mission (impossible?) affidata alla David da Andrea Bonomi era chiara: rimettere in piedi la baracca, e non perdere soldi più del necessario. Renzi e la David si portano la propria squadra. Non mi soffermo sul giglio magico, la questione è nota. Arrivata a Milano, la David trova già gli iberici Jordi de Las Moras e Guillermo Ruitort, ma colloca subito il fedeleDaniele Giovenali alla direzione operativa. Seguono altri inserimenti, come il giovane senese Jacopo Monaci alla direzione risorse umane, ma ci sta: è la squadra che conta e ogni CEO se la disegna a propria misura. David si è guardata bene dal replicare la rottamazione propugnata (all’inizio) dall’ex sindaco di Firenze, ma possiamo dire - senza tema di smentita - che la vecchia guardia Valtur (e non solo quella...) è stata messa un po’ da parte. Renzi e la David hanno difficoltà con la base. Quella elettorale di Renzi, i “duri e puri” che non si sono sentiti rappresentati da un giovane che non parla la loro lingua e non ha la loro storia. Quella agenziale per la David, e non per colpa sua: le intricate vicende Valtur (famiglia Patti prima, commissari poi, Franjo alla fine) hanno messo sul chi va là le agenzie di viaggi, che per decenni sono state le più fedeli alleate e venditrici dei villaggi con la “V”, soprattutto quando la sede era ancora a Roma. Vent’anni fa, se dicevi “villaggio”, a Roma, Napoli e Bari c’era una sola risposta: Valtur! Ecco, la David questo rapporto con la base non l’ha avviato, oppure non ha fatto in tempo. Avete mai visto un suo selfie con - mettiamo - Matteo di Rossoclub Viaggi e Vacanze di Taranto? Io no. Se Fiorello, che in Valtur c’è nato, fosse stato nominato CEO, a Matteo (di Rossoclub, eh) il telefonino per fare il selfie gliel’avrebbe regalato lui. E poi l’avrebbe portato a Sanremo.
“Il 2017 si è chiuso con una crescita dell’EBITDA del 25% sul 2016 e del giro d’affari del 6,7%”, così Gabriele Burgio commenta con malcelato orgoglio l’esercizio fiscale Alpitour, terminato il 31 ottobre con 1,2 miliardi di fatturato. Affari&Finanza di Repubblica dedica quasi due pagine al presidente del gruppo torinese: qui potete leggere l’intervista integrale, dalla quale estrapoliamo due passaggi molto interessanti: “Dobbiamo fare in modo che le agenzie si accorgano che è più facile mettersi in contatto con noi e acquistare i nostri viaggi invece di altri”. Un’apertura di credito per il canale retail, quello che tradizionalmente vende più di tutti. “Uno dei concetti su cui lavoriamo è quello di essere sempre più proprietari di quello che offriamo... è questo che ha convinto Tamburi a investire su di noi”. In effetti, da marzo 2017 la TIP di Giovanni Tamburi è entrata nel capitale di Alpitour Spa apportando 120 milioni di euro. Tamburi, da finanziere qual è, ha svariati business in corso, ma a quello turistico sembra dedicare poca attenzione, come si può constatare leggendo questa intervista al Sole 24Ore.