Ciro La Rocca de i Grandi Viaggi
Chi fa da sé fa per tre, è la scelta di Quality Group
Domanda - Il business model del t.o. tradizionale è morto e sepolto. La risposta di Quality Group è tutta nel claim “Specialisti per passione”? Oppure c’è altro? Risposta - Si comincia dalla passione, poi però serve un sistema che valorizzi le esperienze passate, comprenda le esigenze del viaggiatore contemporaneo e le organizzi grazie a una tecnologia up-to-date. In tutto questo, il ruolo del product manager è fondamentale: uno bravo, oggi, ne vale dieci di qualche anno fa. D - Quality Group vende 50% da catalogo e 50% su misura: dove sposterebbe il piatto della bilancia? R - Oggi le due linee di prodotto hanno pari dignità. Però, viste le politiche di allotment alberghiero e di pricing dei vettori, che stanno prendendo piede, è quasi inevitabile che il domani spetti al su misura. D - È noto che i network di agenzie non L’affascinano più di tanto, e la politica commerciale di Quality Group lo dimostra. Perché? R - Non abbiamo mai creduto nel rapporto indifferenziato con decine di network, alcuni inevitabilmente poco coinvolti nella valorizzazione dei nostri prodotti e delle nostre destinazioni. Da qualche anno, dopo un’attenta selezione, collaboriamo con sole cinque reti: stima e rispetto reciproci, risultati concreti e misurabili. Proseguiremo su questa strada. Giuseppe Sergnese di Value Holding
Domanda - Fino al 2012 Lei si occupava di aerei e aeroporti, poi ha investito nel tour operating (Marevero) e nella distribuzione (Liberi Tutti): di quello che ha visto finora, cosa Le è piaciuto di meno? Risposta - La gente che non si parla. Ognuno va per conto suo, ognuno pensa di essere più furbo degli altri, il mio tour operator è meglio del tuo, il mio network è più figo del tuo. Giorgio Trivellon, responsabile vendite Club Med Italia
Domanda – Le due maggiori differenze tra il Club Med degli anni ’90 e quello di oggi: una positiva, una negativa. Risposta – Il DNA del Club è rimasto invariato negli anni, sono enormemente migliorati gli standard di servizio. Abbiamo abbandonato capanne e docce in comune, che caratterizzavano i villaggi degli anni ’70, e oggi proponiamo solo resort a 4 e 5 stelle. Niente più braccialetti con le palline, per il bar, ma formula Premium All Inclusive. Certo, è il G.M. (il cliente, al Club – ndr) che è cambiato: è molto, molto più esigente di prima. Se l’areo ritarda di un’ora, è un guaio. Vent’anni fa, si metteva in un angolo a bere qualcosa, e non ci faceva caso. D – C’è un episodio che racconta, meglio di tutto, l’ “esprit du Club”? R – Anni fa ero all’aeroporto di Nizza ed ero arrivato tardi al check-in. “Nulla da fare, il volo è chiuso” mi dice l’addetta della compagnia, senza neanche un sorriso di comprensione. Si fa avanti il capo-scalo, che aveva sentito tutto: “Senta, vediamo cosa si può fare. Adesso chiamo il pilota e l’accompagno personalmente sotto-bordo, con l’auto di servizio”. Ci precipitiamo, si apre il portello, faccio per salire a bordo, lo ringrazio commosso. “Sa perché l’ho fatto?” mi dice “Perché “le client d’abord” l’ho imparato al Club, ci ho lavorato anch’io, sa? Come G.O., tanti anni fa...” D – Quali sono le tre sensazioni che un G.M. prova trascorrendo una vacanza al Club, oggi? R – La sensazione di felicità, la stessa teorizzata più di mezzo secolo fa dal fondatore del Club Mèditerranèe (allora si chiamava così – ndr) Gerard Blitz. La sensazione di libertà, ovvero poter fare tutto (sport, attività, vita notturna) o nulla (sole, mangiare e relax, e basta), a propria totale discrezione. Staccare la spina, ovvero sapere che per quella settimana di vacanza, il mondo rimane fuori. Perché la felicità è a portata di mano.
Stefano Bardile di Smart Vacations
Domanda - Cosa non va più nel modello “classico” di tour operator? Risposta - Negli ultimi anni è cambiato tutto, innanzitutto per colpa della crisi economica. Fino a quando il mercato ha retto, alcuni errori o strategie aziendali “alla giornata” non hanno condizionato i bilanci societari. Oggi invece, nulla è più perdonato e conseguentemente anche il modello di business deve adeguarsi a nuove esigenze: velocità nelle risposte, prezzi iper competitivi, organico flessibile e contenuto, siti adeguati, marketing virale e tanto altro. E ricordare sempre che i clienti vanno gestiti con la massima attenzione e qualità. D – C’è un imprenditore, col quale ha lavorato, che ricorda con particolare affetto? R - Mario Ferrara, fondatore di Best Tours, per la dedizione e l’amore verso la sua azienda, anche nei minimi dettagli. A volte si metteva accanto a noi, al booking, per ascoltare quanto dicevamo alle agenzie: e noi capivamo tutto dalla sua espressione... D – Come valuta lo scenario in cui versano, oggi, tanti tour operator? R - Con molta tristezza, soprattutto nei confronti dei colleghi che oggi sono senza lavoro. In tempi più favorevoli di quelli attuali, il buon andamento del mercato permetteva a molti t.o. di celare gravi errori strategici, acquisizioni improprie o decisioni emotive, prese senza alcun piano strategico. Se oggi quelle aziende non esistono più, non è certo imputabile a coloro che, magari per anni, hanno contribuito al loro successo.
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Marco Peci è il direttore commerciale di 
Un anno e mezzo dopo l’acquisizione di Marevero, Giuseppe Sergnese, presidente di Value Holding SpA, si è fatto un’idea precisa della filiera tour operator / agenzie / consumatore, e lo dimostra con queste tre risposte secche e precise. 

Andata e ritorno, per il responsabile vendite Club Med Italia Giorgio Trivellon. Una carriera iniziata come G.O. in villaggio, oltre 20 anni fa, quindi al reclutamento e poi al commerciale, una breve parentesi in Valtur, 
Stefano Bardile è un manager di lungo corso, con esperienze in Best Tours, Hotelplan, Alke, Bradipo e Azemar. Nel 2013 si è messo in proprio con