CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

carmelo patti valtur qpatti maria concetta qCarmelo Patti era innocente e con Messina Denaro non c’entrava nulla. La notizia è timidamente apparsa sui media il 12 aprile 2024 (tredici anni dopo l’amministrazione straordinaria della commissariata Valtur) e poi immediatamente dimenticata: Carmelo Patti è scomparso nel 2016 e la vicenda che ha distrutto la sua vita, quella dei suoi familiari (la figlia Maria Concetta in primis) e quella della sua azienda (gestita per una quindicina di anni, dal 1998 al 2012) è troppo datata per guadagnare le prime pagine.

Solita storia italiana: grande bailamme alla pubblicazione dell’avviso di garanzia, immediato processo mediatico e poi - quando la giustizia compie finalmente il suo corso, dopo anni - silenzio. Per rendere parziale e tardiva giustizia a Carmelo Patti basta leggere tre incipit, tutti del 12 aprile 2024:

Carmelo Patti non ha potuto assistere alla rivalsa contro anni di accuse infamanti. L’ex elettricista di Castelvetrano, diventato il ‘re’ del turismo in Italia e non solo grazie al colosso Valtur, è morto nel 2016 all’età di 82 anni. Era stato per anni perseguitato da accuse, indagini e processi sull’origine ‘mafiosa’ della sua ricchezza, che avevano portato nel luglio 2018 alla confisca del suo patrimonio da parte del tribunale di Trapani. Oggi la Corte di Appello di Palermo, sezione misure di prevenzione, ha annullato il decreto dando ragione al ricorso presentato dagli avvocati” (l’Unità)

“Per anni è stato indicato dagli inquirenti come uno dei prestanome di Matteo Messina Denaro. Oggi, la Corte di Appello di Palermo, sezione misure di prevenzione, ha annullato il decreto del Tribunale di Trapani che, nel luglio del 2018, aveva disposto la confisca dei beni dell’ex patron della Valtur, Carmelo Patti, nel frattempo deceduto. La Corte ha escluso che Patti abbia avuto nel corso della sua attività rapporti di «vicinanza» con l’associazione mafiosa. La corte ha anche escluso che Patti abbia costruito il suo impero con metodi illeciti «restituendogli, seppure post mortem, - dicono i legali - quella onorabilità ingiustamente macchiata nel corso dei 13 anni di processo di prevenzione». (La Sicilia)

“Dopo anni di indagini e processi la Corte d’appello di Palermo azzera tutto. E smonta la base del castello accusatorio smentendo che l’imprenditore, originario dello stesso paese di Matteo Messina Denaro, sia stato uomo dei clan e dell’ex latitante e che abbia realizzato la sua fortuna (del solido impero, dopo il sequestro, è rimasto in attivo ben poco) con metodi illegali” (il Corriere della Sera).