CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

frederic naar qnaar new logoAprire una sede all’estero, per un tour operator italiano, è una scelta coraggiosa. L’autore di ton loghetto ricorda due casi eclatanti: nel 1997 Bruno Colombo, all’apice del successo di Viaggi del Ventaglio, decise di aprire VentaClub Deutschland a Monaco di Baviera e si scontrò col “cartello” degli operatori tedeschi. Nel 2013 Luca Patanè investì parte dei cospicui guadagni di Uvet per acquisire Flygpoolen.se, una delle principali OTA svedesi, con un giro d’affari di 100 milioni di euro di biglietteria aerea: inizio promettente, poi anche Flygpoolen.se è finita nel turbinio della crisi Uvet durante la pandemia.

A Frederic Naar il coraggio non difetta, dopo l’apertura di una filiale a Parigi, nel 2024 Naar Bespoke Travel (rebranding dello storico Naar Tour Operator) sbarca prima in Germania poi a Bruxelles per coprire i mercati di Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

Naar è bravo e non ne ha bisogno, ma ecco due consigli non richiesti, perché l’operazione abbia successo:

- esportare il proprio modello di business è saggio (guarda cosa fanno Booking.com e Ryanair, per dire) ma bisogna adattarsi al contesto locale e modificare quello che in Italia funziona, ma all’estero no (o almeno, non subito)

- evitare di affidare il nuovo business al fidato collaboratore italiano, che magari non parla nemmeno la lingua: più saggio e lungimirante assumere personale locale, a livello di vertice e di staff, perché solo chi è nato li e lì è cresciuto professionalmente può veramente essere di supporto alla nascente attività. Poi, come dicevamo noi boomer, l’occhio del padrone ingrassa il cavallo...