
“Ho cominciato da ragazzo, a 18 anni accompagnavo le crociere sulle navi sovietiche noleggiate da mio nonno alla i Grandi Viaggi” racconta il 47enne Frederic Naar, nipote dell’ex proprietario dello storico t.o. milanese. “Nel 1995 ho fondato Naar T.O., dai 6 milioni del 2004 siamo passati, dopo l’integrazione con Aviomar, ai 96 di oggi, con 85 dipendenti e una posizione stabile tra i primi dieci t.o. italiani, senza prodotti a rischio come charter e villaggi”. In un mercato dove i t.o. sono considerati l’attore più a rischio della filiera, il Gruppo Naar ha giocato le sue carte su alcuni asset fondamentali. La tecnologia. “Naar è nato tecnologico, quando gli altri t.o. erano analogici. Ci ho sempre creduto, continuo a investirci, il nuovo sistema di prenotazione Mangusta lo dimostra”. La visione strategica. “Quando ho potuto acquisire Aviomar, nel 2007, non mi sono tirato indietro: oggi Naar e Aviomar sono praticamente integrati. Se mi capitano delle opportunità le valuto volentieri, anche fuori dal perimetro del mio business (vedi la gestione alberghiera)”. La squadra. “Il turismo è fatto di persone, si cresce solo se tutti remano nella stessa direzione”. Grandi rematori, visti i ritmi del capo, devono esserlo: Maurizio Casabianca, direttore commerciale; Corrado Locatelli, direttore operations; Lucia Alessi direttore brand Naar; Emmer Guerra, direttore brand Aviomar; Daria Scordamaglia; direttore gestioni e grandi contratti; Luca Adami (figlio d’arte pure lui) direttore marketing (vedi Botta e Risposta su
n.5 del 21 aprile 2010).








