Lampedusa - È il 27 maggio, sono le 11 del mattino, siamo da tre giorni a Lampedusa con 150 agenti di viaggio e alcuni giornalisti di testate trade. Giornate magnifiche passate a visitare le strutture che proponiamo, ma soprattutto ad apprezzare il mare bellissimo, l’eno-grastronomia tipica a base di pesce e l’affettuosa ospitalità che ha fatto di Lampedusa una delle destinazioni storiche di Aviomar. Destinazione certamente non strategica né per numeri né per investimenti, ma certamente una di quelle dove andrei anch’io in vacanza. Il mio odiato BlackBerry mi avverte che ho ricevuto un email: è un amico che mi relaziona sui titoli dei TG di quella sera… Parlano di emergenza clandestini, di 1.800 sbarchi sul isola, di sventato naufragio e persone che rischiano di morire di sete a causa della traversata. Ho passato la giornata in barca a mostrare ai colleghi le splendide baie di Lampedusa, sono tre giorni che giro liberamente per l’isola e come me le 170 persone che siamo riusciti a coinvolgere in quest’evento promozionale e nessuno ha avuto la minima percezione di questo stato di emergenza. Leggo ad alta voce l’email che ho ricevuto, un albergatore indignato mi presenta il capitano della guardia costiera di Lampedusa, che era in quel momento con noi: mi spiega come funziona logisticamente il lavoro che stanno operando, le effettive motivazioni per cui da un lato sull’isola non si ha la percezione di quanto avviene ed è quindi assurdo parlare di emergenza. Le barche vengono intercettate al largo, la guardia costiera ogni tanto entra in porto con una carretta del mare, gli immigrati però sono stati già trasportati nel centro assistenza o in caso di saturazione di quest’ultimo sono imbarcati direttamente sul traghetto della Grimaldi o Siremar ormeggiato al largo del isola e sempre pronto a trasportare in continente. L’emergenza c’è solo sui TG ... - Reportage di Luca Adami, vedi le interviste in video.
Succede spesso che la cronaca di eventi di grande rilievo
Succede spesso che la cronaca di eventi di grande rilievo, soprattutto se verificatisi lontano dall’Italia, si basi sulle asettiche parole di un ufficio stampa o su notizie di seconda mano, magari perdutesi nella traduzione da una lingua straniera all’italiano. Questa rubrica di ospiterà solo testimonianze di prima mano, ovvero riportate da qualcuno fisicamente presente all’evento. Iniziamo dalla ITB 2009 di Berlino, testimone Roberto Gentile.
Berlino, 15 marzo 2009 - Quelli che parlano male di BIT dovrebbero venire fin quassù e fare un giro per la celebrata Messe tedesca: i padiglioni sono vecchi e mal collegati tra loro, la disposizione degli espositori molto dispersiva e si perde un sacco di tempo negli spostamenti. Esattamente come in BIT, anche qui sono assenti i grandi t.o., le maggiori compagnie aeree, i GDS… Nel padiglione dedicato ai t.o. lo stand più grande era quello di Holger Reisen, uno dei primi Reiseveranstaltertedeschi, ma non tra i top; il secondo più grande era quello di MSC Kreuzfahrt(sempre quelli di Napoli sono…); TUI, Thomas Cook, Rewe erano presenti solo con alcuni marchi e in forma ridotta. Come a Milano, spopolano gli Enti del Turismo, con stand sempre più ricchi e spazi sempre più ampi, letteralmente assaltati dai visitatori, business e non. Fortissima anche la presenza di siti, portali, soluzioni web 2.0, ma la sensazione è che molti ci provino, sperando di diventare Expedia o Google del momento, e poi l’anno dopo non vengano più. Molto frequentati, da platea attenta e concentrata, i seminari e i convegni: numerosi, spesso in inglese, di ottimo livello. Àmbiti nei quali han trovato molto spazio, quest’anno, piani commerciali e di marketing “anti-crisi”: concreti, ovviamente, con riduzioni di tariffe (vedi Michael Frenzel nella pagina precedente - ndr), investimenti in co-marketing e supporto alla distribuzione. Menzione per il padiglione dell’Enit: centralissimo, luminoso, con le Regioni allineate in buon ordine e l’Italia che - anche nei momenti di crisi - è sempre amata dai tedeschi. Note dolenti: migliaia di volantini, brochure, materiale vario, tutto cartaceo, che non scatenava interesse alcuno. Hostess e stagisti dei vari enti del turismo che - in buona parte - masticavano qualche parola d’inglese, ma in tedesco a malapena “danke/bitte”. La solita pletora di assessori al turismo e portaborse che passavano il tempo a ingozzarsi di prodotti gastronomici delle Regioni contigue e a sbirciare le gambe delle hostess. Delle Regioni contigue, ma anche della propria.