
Roberto Pagliara, presidente del Gruppo Nicolaus, non ha bisogno di presentazioni, chi non lo conosce ha trascorso in Patagonia gli ultimi dieci anni di turismo italico. Insieme al fratello Giuseppe e all’advisor di lusso Pietro Aversa gestisce le sorti del t.o. di casa e della new entry Valtur. Tre domande e tre risposte secche.
Domanda - Numeri alla mano, come sta andando la prima estate Valtur targata Nicolaus? Risposta - La stagione è partita alla grande, se per Pasqua e ponti avessimo avuto il doppio della disponibilità avremmo venduto tutto. Poi c’è stato il previsto rallentamento, le vendite sono riprese a giugno e ora stanno girando a pieno regime, sebbene con più sotto data (due, tre settimane) rispetto al passato. Sta pagando l’investimento all’estero, dove abbiamo 5 villaggi su 7: a Djerba e a Bodrum, partendo da zero, siamo già un operatore di riferimento per qualità e ampiezza dell’offerta, supportata da un importante piano voli, e i villaggi che ci stanno dando più soddisfazioni sono proprio il Valtur Djerba e il Valtur Sharm El Sheikh. D - Qual è il rapporto tra portafoglio Nicolaus e portafoglio Valtur? Vista la pressione commerciale che esercitate sul nuovo brand, non c’è pericolo che il primo ne risenta? R - Vero, per questo abbiamo inteso sin dall’inizio differenziare i due marchi per target: Nicolaus conferma la vocazione per le famiglie con bambini; Valtur è più orientato all’esperienza, all’insegna di sport, wellness e vacanza libera. Far percepire questa differenza a trade e consumatori è cosa non immediata, sapevamo di doverci dedicare tempo e risorse, e lo stiamo facendo anche in piena stagione (vedasi la campagna “Valtur. È tempo di partire”, declinata in affissioni, radio e social). Ma che Valtur goda della spinta di Nicolaus è innegabile: sa qual è il villaggio Valtur che vendiamo di più? Il Baia dei Pini di Budoni, che nel 2018 era nel portafoglio Nicolaus. D - I villaggi Valtur 2019 sono altra cosa rispetto al passato: ci fa un esempio pratico di cosa avete fatto in loco? R - Gliene faccio due: intrattenimento e ristorazione. Che il modo di vivere il villaggio sia cambiato, rispetto ai trenini e al gioco caffè di una volta, lo diciamo da tempo. Ma la gente vuole divertirsi e fare sport, ridere e ballare, sentirsi a proprio agio e fare amicizia, come è sempre accaduto in un club. E questo stiamo garantendo in loco, con le rinnovate equipe Valtur. Secondo, vogliamo che la ristorazione sia un fiore all’occhiello dei nostri villaggi: per questo, al di là della solita pasta & pizza, i nostri chef contaminano la cucina italiana con i sapori locali. Anche e soprattutto nelle strutture condivise, dove l’area Valtur è sempre ben identificata dal resto. Un esempio: a Sharm el Sheikh abbiamo un ristorante Valtur totalmente riservato, ma a disposizione dei nostri ospiti ci sono anche sei ristoranti tematici e otto punti di ristoro sempre aperti. Altro che pasta & pizza...








