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bmt2026 qPremessa essenziale: sono solo cinque le fiere europee del turismo alle quali val la pena partecipare, come espositori o come visitatori. Tre all’estero: ITB Berlino, WTM Londra e Fitur Madrid. Due in Italia: TTG Rimini e BMT Napoli. Mi soffermerò solo su quest’ultima, svoltasi dal 12 al 14 marzo 2026 e “celebrata” dalla presenza del Ministro Santanchè e del Sindaco di Napoli Manfredi (in foto, accanto ad Angioletto De Negri, ideatore e organizzatore di BMT da 29 anni). BMT funziona essenzialmente per tre motivi: 

1. Delle relazioni personali non si può fare a meno, soprattutto al Sud – Messe in soffitta le famigerate call e con lo smart working in pieno arretramento, entrambi frutti velenosi della pandemia, vedersi di persona è tornato a essere il valore aggiunto di una fiera. Come peraltro è sempre stato, visto che tali manifestazioni nascono con quel presupposto e - tra le tante - il Salone del Mobile di Milano, ormai assurto a fenomeno mondiale, ne è la plastica prova. La filiera turistica è composta da attori che lavorano a livelli diversi, ma interagiscono costantemente tra di loro: si pensi a t.o. e agenzie, a compagnie aeree e DMO, a OTA e fornitori locali. Non si può fare tutto al telefono o al PC e spesso vedersi di persona è complicato, quindi la fiera (si pensi a ITB o al WTM) è il miglior volano di aggregazione che esista. A Napoli questo vale doppio: da Roma in giù le relazioni personali contano di più e il business si fa guardandosi negli occhi.

2. La collocazione temporale è ideale – La stagione estiva, soprattutto per il Mare Italia, inizia coi primi caldi, quindi marzo è il mese più adatto per presentare l’offerta e stimolare la domanda. “È tardi” afferma qualcuno, ma forse valeva quando si stampavano i cataloghi e gli agenti di viaggi venivano in fiera col trolley, per prenderseli nei vari stand di t.o., villaggisti e croceristi, e portarseli in agenzia. Oggi che i cataloghi non li stampa più nessuno, anche perché le tabelle prezzi sono obsolete quanto il fax o il Nokia, si va in fiera per conoscersi, parlare, raccontarsi le novità. E da cosa nasce cosa.

3. È giusto che la fiera sia b2b, ma anche b2c – La querelle è annosa: il pubblico di viaggiatori ce lo vogliamo o no, in fiera? Passeggini con pupi piangenti, stanche scolaresche trascinate da volenterosi insegnanti, accumulatori seriali di dépliant e gadget: non li vogliamo o ci stanno bene? La seconda che ho detto, soprattutto oggi che in fiera dominano le regioni e le destinazioni, quindi esattamente i luoghi dove quei viaggiatori possono essere ispirati ad andare. Soprattutto oggi che è tutto disintermediato, perché negli USA – vent’anni fa – ci andavi solo col t.o. specializzato; oggi, con Kayak e Booking.com ti puoi organizzare da solo (a tuo rischio e pericolo, vabbè). Addetti ai lavori e pubblico possono coesistere, basta assegnare loro giorni diversi: quando una fiera dura tre giorni, è comunque un’opportunità che sarebbe insensato non sfruttare.