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CHI E' ROBERTO GENTILE

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L'EDITORIALE DI...

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T.O. DEL MESE

BOTTA & RISPOSTA

IPSE DIXIT

giopp ericafoto wtmErica Giopp è una Millennials e conosce il mandarino e i cinesi come pochi suoi coetanei. Dopo aver lavorato per anni con Voglia d’Italia Tour (viaggi in Italia per cinesi di fascia alta) si è messa in proprio e al WTM è stata invitata per una testimonianza in pubblico. Ecco il suo racconto:

“Camden Town London, la sveglia suona alle 6:30, caffè nel bicchierone, giù nel Tube, London ExCel è sulla Jubilee, WTM here we are, si aprono ufficialmente le danze e ce n’è per tutti: stand scintillanti più o meno innovativi; chi punta sui mega schermi, chi sulla realtà aumentata, chi sulle miss locali svestite tipicamente (evergreen), chi sul food and beverage (e non sbaglia mai). I panel si susseguono durante la giornata: molta realtà aumentata, molte Digital Tools ma altrettanti focus su Human Touch, Connections e Relationship. Gli speaker fanno il possibile per non abusare della parola “experience” e si concentrano sui “traveler’s feelings”. Un’intera area tematica dedicata al mercato asiatico, cinese in particolare, dove non si menziona l’ormai immancabile bollitore in camera,  ma si tratta di Wechat Miniprograms e come implementarli. Focus su donne in carriera e LGBT, molto partecipato il primo, più interessante il secondo. Really appreciated sono state la Puglia per le orecchiette offerte a pranzo, la Grecia per una superficie espositiva talmente grande da far impallidire la Cina e, per il marketing scatenato, if you don’t mind the gap, ecco che la Bulgaria is the “New” Zealand. Ne esco con l’acido lattico e le tasche piene di business card, il WTM vale il viaggio anche solo per fare networking”.

 

rombaldoni michelefico logoÈ stato l’evento retail dell’autunno 2017: l’apertura di FICO Eataly World, “il Parco Agroalimentare più grande del mondo” come recita l’home-page, frutto della joint-venture tra Eataly Srl, Coop Alleanza 3.0 Soc. Coop. e Coop Reno Scarl. Creato dal presidente onorario Oscar Farinetti e guidato dall’a.d. Tiziana Primori. L’ha visitato per ton-loghetto.gif Michele Rombaldoni, titolare di Datagest: questo il suo racconto.

“Faccio una premessa: Oscar Farinetti è schierato politicamente, quindi le sue iniziative - da Eataly a FICO - sono evidentemente lette in questa chiave, dalla stampa italiana e non. Della Fabbrica Italiana Contadina avrete letto di tutto e il contrario di tutto, ma la mia impressione personale esula da tutto questo. A me FICO è piaciuto, e molto: è un museo interattivo e un centro educativo, con un’eccezionale dimostrazione di produttori che propongono corsi per adulti e bambini per far conoscere la storia del cibo italiano; ci sono caroselli ambientali che raccontano in modo innovativo il rapporto tra l’uomo e la natura e l’importanza di mangiare bene. Il tutto con un approccio high-tech e all’interno di spazi magnificamente concepiti. In più si mangia bene, a prezzi onesti e la varietà è impressionante. Insomma, Farinetti è riuscito a mettere in piedi una cosa del genere, in Italia e in soli cinque anni, creando tanti posti di lavoro e una vetrina per le eccellenze d’Italia. Ho visto pacchetti per gli australiani che visitano sette Paesi europei in una settimana e Bologna la intravedono dall’autostrada. Se li induce a fermarsi, FICO diventa a tutti gli effetti una nuova meta turistica. Morale, dal punto di vista imprenditoriale: che cosa vuoi dirgli a uno che a fatto una cosa così?!"

 

rebula silvioSilvio Rebula, triestino classe 1962, product manager di grande esperienza, con trascorsi in UTAT Viaggi, Ventaglio/Caleidoscopio e Rallo Travel, racconta la sua esperienza alla ITB di Berlino.

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Iniziamo col dire che l’area Italia divisa tra stand Enit globale (con Regioni come Lombardia, Marche, Lazio etc) e le singole Regioni (Veneto, Trentino, Puglia, Sudtirol…) con stand propri, non è proprio l’immagine Italia che dovremmo dare. Lo stand Enit è un tentativo, ormai vecchio, di produrre un “feeling” Italia nelle fiere. Classico colore bianco, tavolini tondi di vetro (50 o 60 cm di diametro, dove non appoggi nemmeno i biglietti da visita, senza un cavaliere standard per permettere di riconoscerti e poi, ciliegina sulla torta, questa idea di bandiera nazionale che per errore diventa quella dell’Ungheria, ovvero rovesciata. In una fiera in Germania, poi, poster tradotti a metà (“inbici”, “sapore” e “natura” sono parole conosciute dai tedeschi?) e il claim “inLombardia” che mi piace si ma poi devi spiegare, sempre ai tedeschi, che si tratta di Lombardei… Dai tavolini passiamo ai “desk” fronte corridoio dove cataloghi, brochures e libercoli sfidano le geometrie e forme più improbabili e sembra di giocare a dama o scacchi con gli altri espositori a chi conquista maggiori spazi. Ma parliamo di “food”, eccellenza italica nota worldwide. Ti pare che nel giorno della visita del Ministro Franceschini si possano presentare piatti scadenti? Si parla tanto di tematismi, poi le qualità vengono annullate da del formaggio dal colore imbarazzante e da un servizio bar che non ci rappresenta molto. Basterebbe fare un giro per l’ITB per “rubare” anche dai tedeschi, che i loro “laender” li presentano con stand diversi uno dall’altro, ma tutti con brochure tematiche ed esperienziali e che fanno show cooking che noi nemmeno ce lo immaginiamo. Per il resto ITB rimane una grande fiera di riferimento dove ad esempio quest’anno si è fatta vedere molto bene la Slovenia che ha offerto free Wi-Fi a tutti e per questo rimarrà nelle menti di chi doveva essere connesso, in pratica tutti….Ha puntato sulla sostenibilità e sul cuore verde del suo territorio. Il 60% del suo territorio è stato dichiarato riserva naturale e l’accesso all’acqua da bere è stata inserita nella loro Costituzione come un diritto basilare. Ti immagini che “loop” perfetto? Turismo sostenibile, inquinamento e via lattea invisibile a molti, cuore verde d’Europa ed in più di “regalo” il Wi-Fi….this is a strike!!! Mai visto un planning del genere fatto dall’Enit o Italia ad una fiera, anzi noi abbiamo ancora in giro il logo Expo 2015… Parlando di crociere l’America Latina ha spinto molto su Galapagos ed Amazzonia, non certo crociere da rivaleggiare con le più note da noi Costa ed MSC però si sono fatte sentire e prima o poi cattureranno anche l’attenzione di una nicchia del nostro mercato. E’ stata presentata una ricerca fatta su 9 paesi e 6000 persone che al 97% ha data come risposta il fatto che la sicurezza è un fattore rilevante nella decisione finale della destinazione. Qui l’Italia potrebbe giocare un suo ruolo di qualità visto che ad oggi e speriamo in futuro non abbiamo ancora avuto a che fare con la mappa del terrore che ci circonda in molti Paesi europei. Il Turismo Medicale ha fatto qui la sua prima apparizione, c’era una piattaforma per info su questo argomento ed anche hotels e Paesi hanno presentato le loro qualità in questo settore. L’Italia che su Roma già gioca in questo segmento (Roma) non c’era, peccato. Argomenti chiave sono stati anche Eco-turismo, Adventure Travel e Ciclo-turismo. Ma si è parlato anche di Astro-turismo (legato all’inquinamento globale) informando che il 60% degli europei e l’80% degli americani non sono più in grado di vedere la via lattea. Ti immagini che valore puntare su questo tema per le nostre Alpi e montagne in estate, che invece stanno perdendo terreno anno dopo anno come destinazione turistica? Veramente apprezzati molti dei workshop che ti fanno capire dove sta veramente il turismo e dove stiamo noi.

Alcuni titoli:

- Change begins in the head – instigation to think outside the box (servirebbe a molti in Italia)

- Travel in times of global political uncertainty

- The Millennial dominated USD 140 Billion HALAL Tourism Market (e l’Italia non è pronta)

- Take me there – virtual reality and customer experience

- Tell me more – emotional storytelling and content marketing in the tourism industry

- How to reach and address Millennials?

- Snapchat & Instagram stories: the power war of live updates

Ci saranno stati più di 80 temi ed eventi in tre giorni. Pazzesco. Un mare magnum dove pescare informazioni, suggerimenti, proposte...

Mi resta l’amaro in bocca che in un Paese come il nostro non ci sia più una fiera capace di tanto con il vantaggio del Bel Paese, del cibo migliore del mondo e con una filosofia di vita che tutti vogliono visitare. Potremmo competere con ITB e WTM, partecipiamo in tanti ma non “rubiamo” mai abbastanza…e si che ci considerano dei “ladri”...

 

gubitosi a ugentoalitalia logoL’autore di questa newsletter dedica un ritratto a Luigi Gubitosi, commissario straordinario Alitalia, che - dovendo risanare la disastrata ex compagnia di bandiera - occupa un certo spazio nelle menti dei t.o. italiani.

“Non mi chiami commissario: visti i miei trascorsi in RAI, l’unico commissario che mi viene in mente è Montalbano. Dottore va più che bene”. È con una battuta di puro understatement british-partenopeo che si apre l’intervento del commissario Alitalia Luigi Gubitosi all’assemblea generale Fiavet di Ugento. Siccome l’appunto era rivolto al sottoscritto, incaricato di moderare l’evento, ne ho apprezzato lo spirito e mi sono studiato bene il personaggio. Non capita tutti i giorni di vedere un commissario in pubblico, senza filtri. Gubitosi (56 anni, sposato, un figlio, nato da buona famiglia napoletana, da sempre residente a Roma) arriva puntuale, scortato da due manager, in giacca, ma senza cravatta (come va adesso, fa più smart). Seduto in prima fila, segue con attenzione lo speaker che lo precede e prende le misure al pubblico, formato da addetti ai lavori e giornalisti. Chiamato sul palco, si capisce che è abituato: pochi minuti introduttivi, eloquio chiaro e senza fronzoli (solo qualche vocale a rivelare le origini partenopee), poi puntualizza: “Non ci siamo messi d’accordo, ma io sarei qui per rispondere alle domande degli agenti di viaggi, se possibile...”. Certo che è possibile, e parte il contraddittorio (temuto solo dagli speaker che non sanno “tenere” il pubblico). Appare subito chiaro che: primo, si è studiato bene la materia e ne ha acquisito il gergo (“la summer”, “la winter”, “il Bogotà”), pur ammettendo che ne era all’oscuro solo poche settimane fa; poi, sa chi ha davanti e ne rimarca l’importanza (“il 60% delle vendite passa dalle agenzie”); infine, con un piccolo coup de théâtre, rivela la sua email personale Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. (“col punto dopo Luigi”, puntualizza) e invita chi avesse delle proposte a scrivergli personalmente. “Tutto, fuorché non si tratti del raddoppio delle commissioni” chiosa con un mezzo sorriso. Cosa ho imparato nella mezz’ora pubblica di Gubitosi? Primo, che è buona creanza non parlare del recente passato, così Etihad, James Hogan e Cramer Ball non vengono neanche nominati; dopo 19 anni in Fiat, quattro in Wind e tre in RAI (solo per citare le esperienze più note), Gubitosi sa il fatto suo e la patata bollente Alitalia non lo spaventa più di tanto; forte di una laurea in legge, studi economici a Londra e un MBA a Parigi, i conti sono il suo core-business e a risanare un’azienda c’è abituato; per salvare Alitalia serve anche l’avallo dei politici (e dei salotti) romani, dove conta relazioni di pregio (come il Circolo Aniene, regno dell’appena rieletto presidente Coni Giovanni Malagò) e sa su quali sponde contare. Ma l’aplomb e la definizione di “napoletano molto british intriso di romanità” non traggano in inganno, perché Luigi Gubitosi tira fuori le unghie, se necessario: nel 2013, da direttore generale in RAI, fece rumore la sua polemica col giornalista Giovanni Minoli. “Minoli ha un contratto molto oneroso per la RAI, per questo mi ha fatto martellare da chiunque, ogni politico che incontro mi dice che Minoli è andato a farsi raccomandare” rivelava a Panorama. Minoli ovviamente nega tutto, e Gubitosi non replica. Molto british. Anche nel tagliarsi lo stipendio: è lui che nel 2014 propone al CdA di applicare anche in RAI il tetto di 240 mila euro annui, sugli stipendi dei dirigenti delle aziende pubbliche, deciso dal governo Renzi. Da contratto, gliene toccavano 650 mila.

 

saccoccio-sandro.jpgwtm-trends2014-q.jpgSandro Saccoccio è il Chief Marketing Officer di Gartour Incoming T.O., manager di lungo corso con corpose esperienze in G2, TUI Italia, Wokita, Octopus Travel e Chiariva DMC.  ll World Travel Market di Londra si contende con la ITB di Berlino lo scettro di manifestazione leader della tourism industry mondiale. Ecco le sue impressioni sull’edizione 2014: “Il WTM è sempre una grande scuola. Le tre cose che più mi hanno impressionato sono: la crescita dello spazio espositivo delle aziende dedicate alla tecnologia. La totale, o quasi, assenza tra gli espositori delle catene alberghiere, a differenza delle bedbank (tipo Hotelbeds) che continuano a crescere esponenzialmente. L’imporsi della domanda di turismo esperienziale, in ogni Paese del mondo, con molti richiami al food”. Vero, uno dei “WTM latest trends from around the world” (vedasi immagine a destra) è “Eating in a Local’s House”: ovvero, consumare un pasto a casa di abitanti del posto, assaggiando specialità fatte in casa, ma soprattutto sperimentando dal vivo le abitudini di vita di una coppia di Amsterdam o di una famiglia di Copenhagen. Lo sharing, avviato da Airbnb nel dormire a casa altrui e proseguito da Huber nel farsi dare un passaggio in auto da uno sconosciuto, s’impone anche in cucina. Attendiamo le reazioni della casalinga di Voghera.

 

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